Archivio tag: stefano accorsi
Le cose non dette, la recensione
Carlo ed Elisa sono stati una coppia felice, complice e affiatata. Ma il tempo non risparmia nessuno e così adesso, in entrambi, sembra essersi spenta quella scintilla che ha animato la loro relazione. Anche il non essere riusciti a diventare genitori ha contribuito a stritolare l’amore che c’era tra i due.
Lui, professore universitario e autore di un libro di successo, trova ogni giorno rifugio nel fitness prendendosi cura del suo corpo più che di ogni altra cosa; lei, giornalista di Vanity Fair, sta attraversando un blocco creativo che non le permette più di rendere come vorrebbe nel suo lavoro. Per cercare di dare una scossa a questa condizione di impasse e magari ritrovare quell’amore apparentemente perduto, Carlo ed Elisa si concedono qualche giorno di vacanza a Tangeri. Con loro vanno anche Paolo e Anna, amici di una vita, che ne approfittano di questa vacanza in Marocco per far fare un’esperienza di viaggio alla loro figlia preadolescente Vittoria.
Una figlia, la recensione
Sofia è un’adolescente che ha perso sua madre troppo presto. Pertanto, ha coltivato dentro di sé una rabbia in eccesso, un’infelicità latente e un attaccamento piuttosto morboso a suo padre, Pietro. Sofia non ha ancora accettato la morte di sua madre, forse mai lo farà, di conseguenza non riesce a vedere di buon occhio Chiara, la nuova compagna di suo padre che adesso vive in casa loro. Seppur Chiara faccia di tutto per cercare di instaurare un buon legame con la ragazza, Sofia si rifiuta in ogni modo di aprire un dialogo con lei, ponendosi sempre in modo ostile e aggressivo.
Una sera come tante, mentre Pietro è impegnato in una routinaria partita a paddle con gli amici, l’ennesimo scontro tra Sofia e Chiara degenera verso la tragedia e ad uno schiaffo fuori posto della donna segue una pugnalata in piena pancia da parte della ragazza.
Adesso sotto shock, Sofia è del tutto incapace di razionalizzare che da quel momento in poi la sua vita è destinata ad abbracciare un punto di non ritorno. Quando Pietro torna a casa e si ritrova sulla scena dell’omicidio è smarrito, non sa cosa fare, così chiama subito la polizia ritrovandosi ad essere il primo sospettato per ciò che è accaduto. Ma presto i nodi vengono al pettine. Sofia viene arrestata e così si prepara ad affrontare il carcere minorile e tutto il duro percorso punitivo che ne consegue mentre Pietro si vede costretto a mettere in pratica valori paterni non scontati come accettazione e perdono.
Marilyn ha gli occhi neri, la recensione
Diego è un cuoco rinomato di mezza età, un vero perfezionista nel suo lavoro ma affetto da una sconfinata serie di disturbi comportamentali: ossessivo compulsivo, balbuziente cronico e soprattutto incapace di contenere le sue frequenti frustrazioni e scatti d’ira. Tutte queste imperfezioni caratteriali lo hanno condotto a perdere prima la famiglia e poi il lavoro. Ora Diego frequenta un centro di riabilitazione forzata ed è seguito da uno psichiatra che ha come obiettivo quello di placare le sue nevrosi e indirizzarlo verso il controllo dei suoi disturbi. Una delle attività del centro riabilitativo è quella di tenere impegnati i pazienti con servizi socialmente utili e così Diego, insieme ai suoi “compagni di riabilitazione”, si trova presto a dover gestire una piccola mensa che offre occasionalmente cibo agli anziani del quartiere. All’interno della brigata di cucina c’è anche Clara, mitomane e bugiarda cronica, pericolosamente instabile nelle relazioni interpersonali e convintissima di assomigliare a Marilyn Monroe. Tra Diego e Clara scatta subito una bizzarra sintonia e in breve tempo i due si convincono che possono trasformare la mensa sociale in un clandestino ristorante gourmet completamente gestito da personale affetto da disturbi psichiatrici.
La Dea Fortuna, la recensione
Alessandro e Arturo sono una coppia da più di quindici anni. Nella loro vita, tuttavia, la passione e l’amore sembrano essere un ricordo lontano e a legarli oggi c’è un forte affetto non dissimile da quello che potrebbe esserci fra due cari amici. A movimentare – nel bene e nel male – la loro quotidianità ci pensa Annamaria, la migliore amica di Alessandro, che un giorno si reca a casa loro per lasciare in custodia i suoi due bambini, Martina e Sandro. Una “consegna” del tutto inaspettata pronta a trasformarsi in un’enorme responsabilità destinata a scuotere la stanca routine di Alessandro e Arturo e a mettere alla prova, una volta per tutte, la loro stabilità di coppia.
Il Campione, la recensione
Da quando nel 2016 è uscito nelle sale Veloce come il vento, Matteo Rovere si è imposto come punto di riferimento per tutto quel cinema “giovane” (nelle idee, oltre che per età dei suoi autori) che oggi si contrappone ad un sistema cinematografico che odora di acqua di colonia ma che sembra desideroso di abbracciare uno svecchiamento concettuale ed artistico. Rovere come punto di riferimento, certo, perché in parallelo alla sua attività registica (si pensi al suo ultimo dramma storico sulla fondazione di Roma, Il Primo Re) sta portando avanti un’interessante attività da produttore con la sua società Groenlandia fondata assieme a Sydney Sibilia (la trilogia di Smetto quando voglio). Ora esce nelle sale Il Campione, una dramedy prodotta da Rovere e Sibilia e diretta dall’esordiente Leonardo D’Agostini.
A casa tutti bene, la recensione
«Io sono cresciuto orfano. A me la famiglia mi sta sul cazzo!»
(Pietro – Ivano Marescotti)
Pietro e Alba sono felicemente sposati da cinquant’anni. La loro vita matrimoniale, esattamente come quella di chiunque, ha visto alternare momenti belli ad altri brutti ma grazie ad un coraggioso – e sempre più raro – spirito di “sopravvivenza”sono riusciti a superare a testa alta ogni difficoltà fino ad arrivare a festeggiare le nozze d’oro. In occasione di questo lieto evento, Pietro e Alba hanno pensato di riunire tutta la famiglia (ma proprio tutta, compresi parenti scomodi o ex-mogli dei figli) proprio su quell’isola dove si sono innamorati e dove hanno passato i loro anni più belli. Quello che doveva essere un raduno di mezza giornata, però, si trasforma in una permanenza di tre lunghi giorni a causa di un’improvvisa mareggiata che impedisce ai traghetti di transitare. Per tutti i membri della famiglia sarà l’occasione buona di fare i conti con il passato, con il presente, con le gelosie, i tradimenti, i sogni infranti e tutte le frustrazioni tipiche degli “adulti” di oggi.
Made in Italy, la recensione
Luciano Ligabue torna al cinema: lo fa dopo sedici anni da Da Zero a Dieci e a venti da Radiofreccia, esordio folgorante, riconosciuto con David di Donatello e Nastri d’Argento. All’epoca c’era Stefano Accorsi nel ruolo di Freccia, tossico-dipendente in cerca del suo posto nel mondo. Ora c’è ancora l’attore bolognese e interpreta una sorta di Freccia cresciuto. Con famiglia e figli ma sempre con i disagi esistenziali che gli pressano il petto. Trasformando sorrisi in smorfie ed esplosioni di aggressività.
Nello specifico, la trama di Made in Italy ci catapulta nella vita di Riko, operaio quarantenne a Reggio Emilia che ha una moglie bella e operosa (Kasia Smutniak) e un figlio simpatico (Tobia De Angelis) alle porte dell’età adulta. Ci sono poi i suoi amici: Carnevale (Fausto Maria Sciarappa), Max (Walter Leonardi), una casa che dovrebbe vendere ma non vuole. D’improvviso il lavoro, i sentimenti, la coppia… tutto sembra venir mangiato dal male sociale d’oggi: la precarietà.
Veloce come il vento, la recensione
Donne e motori è un’accoppiata da sempre vincente, tanto sulle pareti delle officine dei meccanici quanto sul grande schermo, dal momento che questo assioma ha trovato una sublimazione perfetta nella saga milionaria Fast & Furious, dove il gentil sesso non è un semplice “trofeo” ma parte attiva dell’azione. Pur ponendosi come cosa altra in confronto ai film con Vin Diesel, l’italianissimo Matteo Rovere coglie proprio quell’aspetto del cinema automobilistico mettendo al centro dell’azione una giovanissima pilota di GT.
La nostra terra, la recensione
In seguito all’arresto del temutissimo boss mafioso Nicola Sansone, il suo ampio podere viene confiscato dallo Stato per essere affidato ad una piccola cooperativa, il cui scopo è quello di avviare una redditizia attività agricola su quelle terre. A causa di dichiarati o celati boicottaggi, la cooperativa non riesce ad avviare nessuna attività su quelle terre fino a quando giunge sul posto Filippo, un uomo determinato e pronto a tutto che da anni fa l’antimafia in un piccolissimo ufficio del nord Italia, ma che si rivela impreparato ad affrontare la situazione “sul campo”. Costretto a scontrarsi con l’omertà e l’ignoranza di molti paesani, Filippo è pronto a battersi fino all’ultimo per sostenere la cooperativa e far nascere un’attività legale e redditizia su quei possedimenti appartenuti alla mafia. Pur se con difficoltà, sorte a causa del “colorato” manipolo di reietti chiamati a sostenere la cooperativa, tutto sembra andare per il verso giusto, fino a quando a Nicola Sansone vengono concessi i domiciliari.








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