Doctor Strange, la recensione

Nel pieno della Fase 3 e giunti al 14° film ufficiale del Marvel Cinematic Universe, i Marvel Studios continuano nell’impresa di espansione verso nuovi mondi e nuovi personaggi. Così, dopo i Guardiani della Galassia e Ant-Man, un altro personaggio “minore” fa il suo esordio da protagonista in un film, il Doctor Strange, che ha il volto del talentuoso e lanciatissimo Benedict Cumberbatch.

Nato nel 1963 dalla penna di Steve Ditko come personaggio ricorrente all’interno della raccolta Strange Tales e poi promosso a protagonista l’anno seguente, Doctor Strange è diventato così popolare negli anni ’60 fino a dare il proprio nome alla testata a partire dal 1968. Si tratta di un personaggio singolare all’interno dell’ampio panorama Marvel perché legato alle arti magiche piuttosto che al classico ideale del supereroe che ha sviluppato i suoi poteri grazie alla scienza. E proprio questa consapevolezza dona un fascino particolare a Stephen Strange, che fonda la sua formazione da uomo ed eroe proprio sul paradosso scienza/magia.

Strange è uno stimato neurochirurgo, ricco, di successo e molto egocentrico. Una sera, diretto a un convengo di lavoro, ha un incidente automobilistico, in seguito al quale perde l’uso delle mani. Ormai impossibilitato a continuare il suo lavoro e in breve tempo ridotto sul lastrico a causa delle costose cure, Stephen Strange si dirige in Nepal, dove ha sentito dire che un individuo, noto come l’Antico, è in possesso di grandi facoltà taumaturgiche. Giunto sul posto non senza difficoltà, Strange capisce che l’Antico è un potente stregone e piuttosto che guarirlo gli propone di insegnargli le arti magiche. Nel frattempo, Kaecilius, Maestro delle Arti Mistiche e allievo dell’Antico, ha fondato una sua setta personale e sta facendo di tutto per far piombare la Terra nella Dimensione Oscura, dove regna il perfido signore Dormammu.

Doctor Strange

Profondamente differente dalle precedenti produzioni dell’MCU, Doctor Strange si pone come una sostanziale novità nel panorama dei film prodotti da Marvel Studios. Legato al genere fantasy e con un’atmosfera dark davvero molto marcata, questo Doctor Strange non è la prima trasposizione del fumetto creato da Ditko, dal momento che nel 1978 la Universal produsse un film tv diretto da Philip DeGuere che avrebbe dovuto avviare una serie televisiva mai nata. La nuova versione targata Marvel Studios è molto più fedele al materiale d’origine e ha una classica impostazione da genesi dell’eroe. Conosciamo, dunque, l’egocentrico Stephen Strange, il suo lavoro, in cui primeggia, il suo rapporto con la dottoressa Palmer e con i colleghi (soprattutto il Dr. Nicodemus West) e siamo testimoni della fatale notte dell’incidente. Dopo di che comincia l’iter che trasforma il Dottor Strange (titolo a cui tiene in maniera ossessiva) in uno stregone, anzi in Signore delle Arti Mistiche.

Marvel's DOCTOR STRANGE..L to R: Doctor Christine Palmer (Rachel McAdams) and Doctor Stephen Strange (Benedict Cumberbatch)..Photo Credit: Jay Maidment..©2016 Marvel. All Rights Reserved.

Un po’ frettoloso nello sviluppare il mondo in cui Stephen Strange è inizialmente inserito, con fugacissimi riferimenti all’MCU, il film scritto e diretto da Scott Derrickson preferisce concentrarsi sul percorso che porta l’uomo a diventare un potentissimo mago. Proprio in questo, che fornisce la chiave di volta al conflitto scienza e magia, ragione e occultismo, risiede il fulcro di un film fermamente votato alla creazione di un modo che sia una novità per il cinema tutto e infatti l’aspetto visivo di Doctor Strange è la cosa che più colpisce di questa operazione. Quando l’Antico oppure Kaecilius entrano in azione e sfoggiano i loro poteri occulti, si sviluppano delle trovate visive incredibili che annullano la forza di gravità e modificano l’architettura di palazzi e città. I personaggi sembrano muoversi all’interno di un’opera di Escher, i paesaggi scorrono e si incastrano come se fossero facciate di un cubo di Rubick, le immagini diventano psichedelici caleidoscopi e qualsiasi luogo può diventarne un altro. Una serie di trovate visive stupefacenti che per la prima volta in un film Marvel riescono a sfruttare in pieno l’utilizzo del 3D, che diventa un vero elemento a supporto della piena fruizione dell’esperienza filmica.

Doctor Strange

La storia estremamente complessa, che lo è ancor di più perché deve condensare in meno di due ore un mondo colmo di personaggi e concetti appartenenti alla sfera esoterica e alchemica, è reso con funzionale semplicità e agilità dalla sceneggiatura di Scott Derrickson e C. Robert Cargill, capaci di condensare e rendere fruibile a tutti uno dei personaggi più complessi, originali e folli dell’universo marveliano.

Il contributo dato da Derrickson, in questo caso, sembra davvero fondamentale perché il filmaker, noto soprattutto per i suoi suggestivi film horror (The Exorcism of Emily Rose e Sinister, su tutti) riesce a conferire al film un aspetto molto vicino al suo modo di fare cinema, non privo di momenti da salto sulla poltrona (sempre efficacemente stemperati dall’ironia tipica dei film Marvel) e suggestioni gotiche sottolineate anche dall’ottima colonna sonora goth-elettronica di Michael Giacchino.

Doctor Strange

Nel cast si nota come gran parte del peso sia affidato alle solide spalle di Benedict Cumberbatch, attore magnifico che possiede le fisique du role per essere un somigliantissimo e molto carismatico Stephen Strange. Accanto a lui c’è Rachel McAdams, altra grande attrice qui un po’ sprecata a causa della marginalità del suo personaggio, che veste i panni di Christine Palmer, collega di Strange, unica ancora alla realtà che gli rimane. Curioso notare come il personaggio di Christine non sia propriamente legato al mondo di Doctor Strange bensì provenga dalla poco fortunata saga di Night Nurse – Infermiera notturna, nata nei primi anni ’70 e durata solo quattro numeri, in cui alcuni personaggi femminili (tutte infermiere di notte) vivevano avventure vicine al genere medical drama e avulse dai classici temi superoistici.

Doctor Strange 6

Tilda Swinton è stata l’interessante scelta della produzione per dar vita all’Antico, mentre Mads Mikkelsen è la sua nemesi, Kaecilius, villain del film che nasce come una fusione tra diversi villain del mondo su carta di Doctor Strange. Completamente riscritti, invece, Wong e Mordo. Il primo (interpretato da Benedict Wong) nei fumetti è l’aiutate di Stephen Strange, una sorta di factotum asiatico che vive con lui nel Sanctum Sanctorum, qui invece trasformato nel guardiano della biblioteca mistica nel palazzo dell’Antico, a cui è comunque affidato il ruolo di “spalla comica”; più delicato il ruolo di Mordo (ben noto ai lettori del fumetto come Barone Mordo), interpretato da Chiwetel Ejiofor, villain della saga fumettistica ma qui ridimensionato ad aiutante del protagonista, anche se si può già intuire un’ambiguità di fondo in questo personaggio.

Doctor Strange

Insomma, stupisce come dopo quasi un decennio di film intenti a costruire un universo compatto, i Marvel Studios riescano ancora a stupire con personaggi originali e film ben scritti, dalla portata innovativa e capaci di fare tendenza. Un tale rapporto quantità/qualità, per altro crescente, è la conferma che si sta facendo la storia del cinema.

Ovviamente non uscite subito dal cinema perché anche Doctor Strange comprende ben due fondamentali scene bonus durante e dopo i titoli di coda.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Malgrado siamo arrivati al 14° film di quella che possiamo considerare una saga, la qualità dei film è sempre altissima e spesso crescente.
  • Un aspetto visivo unico e innovativo, valorizzato anche da un 3D funzionale.
  • Benedict Cumberbatch è un ottimo protagonista e uno Stephen Strange incredibilmente somigliante alla controparte cartacea.
  • Il mondo ordinario in cui vive il protagonista è raccontato in maniera un po’ troppo frettolosa.
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Doctor Strange, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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