La Llorona – Le lacrime del Male, la recensione

Escludendo quanto fatto in maniera lungimirante dagli Universal Studios negli anni 30-40-50 con i cosiddetti Mostri Classici e i celebri cross-over tra le saghe di Alien e Predator e Nightmare e Venerdì 13, si fatica a trovare nel genere horror la presenza di universi condivisi alla stregua di quanto accade oggi nel filone cinefumettistico. Probabilmente buttando un occhio proprio a quanto stanno facendo con successo i Marvel Studios, è nato un piccolo universo anche tra le fila del cinema di paura in seguito all’enorme successo ricevuto da The Conjuring – L’evocazione di James Wan che ha dato origine a quello che gli addetti ai lavori conoscono oggi come Conjuringverse. Sei anni e sei film (ma con un settimo in arrivo in estate) che hanno come matrice comune i coniugi Warren e i loro casi di investigazione del soprannaturale capaci di generare prequel e spin-off della saga madre senza dover coinvolgere i Warren stessi in prima persona. Se in questi anni abbiamo assistito alla nascita della saga sulla bambola demoniaca Annabelle e del demone con abito da suora protagonista di The Nun, ora tocca a La Llorona – Le lacrime del Male, personaggio mai introdotto nella saga-madre di The Conjuring ma ad essa comunque collegato.

Ma chi è la Llorona?

Personaggio molto noto in America Latina e diffuso con piccole varianti nel folklore di molti Paesi sudamericani, la Llorona ha radici molto antiche nella cultura di quei luoghi ascrivibile alla mitologia aborigena dei popoli preispanici. Con declinazioni che variano dal divino al demoniaco in base alle credenze locali, la Llorona è diventata molto popolare in epoca successiva al colonialismo, dopo la diffusione della cosiddetta Leyenda Negra nel XVI secolo, uno stile di scrittura di carattere propagandistico mirato a screditare la cultura spagnola. Tramandata di generazione in generazione, la leggenda della Llorona racconta il dramma di una donna aborigena messicana (nella variante messicana a cui si ispira il film) che si lascia sedurre da un uomo spagnolo, dal quale ha due bambini; ma quando la donna scopre che l’uomo di cui è innamorata ha una relazione con una donna spagnola, in un impeto di furente gelosia annega nel fiume i suoi due figli come a rinnegare il tradimento al suo popolo e poi, presa dal dolore, si toglie la vita. La leggenda però vuole che lo spirito della Llorona sia condannato a vagare senza riposo, con il volto solcato dalle lacrime e annunciata da un triste lamento, alla continua ricerca dei suoi figli, e se qualcuno ode il suo pianto viene colpito dalla maledizione che lo condanna a grandi sventure, che possono culminare nella malattia e la morte.

Una leggenda che ha dato ispirazione a diversi film, per lo più di produzione messicana, da La Llorona (1933) di Fernando de Fuentes a The Curse of Crying Woman (1961) di Rafael Baledón passando per il classico del cinema fantastico messicano La Llorona (1960) di René Cardona, ma palese punto di partenza anche per La Madre (2013) diretto da Andrés Muschietti e prodotto da Guillermo Del Toro. Tutti film molto distanti dallo spirito che anima il film d’esordio di Michael Chaves, notato dalla produzione per il corto horror The Maiden (2016) e già scritturato al timone di The Conjuring 3.

La Llorona – Le lacrime del Male, dopo un prologo che ci mostra la tragedia di una donna che perde i propri figli in preda a un raptus di gelosia, ci immerge nella Los Angeles del 1973 dove Anna, un’assistente sociale vedova e con due figli, sta seguendo il caso di possibile maltrattamento di minore in una famiglia di origini messicane. Giunti sul posto, Anna e il suo collega trovano due bambini rinchiusi nel ripostiglio mentre la loro madre aggredisce gli assistenti sociali e farnetica di una non ben precisata minaccia che perseguita i suoi figli. Portati in un istituto, i due bambini muoiono la notte stessa, misteriosamente annegati in un fiume adiacente l’edificio. La stessa notte, i figli di Anna vedono una spaventosa donna in abito bianco che attira la loro attenzione piangendo. Da quel momento i figli di Anna sono in pericolo perché sono entrati in contatto con la Llorona, uno spirito malefico alla continua ricerca di bambini per sopperire alla mancanza dei suoi figli che lei stessa uccise.

Al di là degli ovvi richiami a tutta quella filmografia e narrativa che prende innesco proprio dal mito della Llorona, il film di Michael Chaves soffre innanzitutto di poca originalità e nulla personalità. Su quest’ultimo dato si può soprassedere, dal momento che chiaramente la produzione non è interessata a creare un’opera dai tratti distintivi ma vuole riallacciarsi allo stile del Conjuringverse, a cominciare da indicazioni registiche ben precise come il piano sequenza iniziale accompagnato dalle note di una hit anni ’70 che ci presenta i personaggi della vicenda ripresi nella loro quotidianità casalinga. Puntando sulla mancanza di una memoria storica nel pubblico odierno a cui La Llorona è indirizzato, si finisce per gettare nel calderone elementi appartenenti a tanto cinema horror di neanche troppi anni fa e così tra Candyman e Poltergeist troviamo tanti cliché e quella fastidiosa sensazione di conoscere per filo e per segno come procederà la storia, senza alcuna sorpresa. Una sorta di rassicurante bozzolo in cui però si fanno apprezzare singole sequenze di terrore ben architettate da Chaves, come la scena in piscina con l’ombrello e buona parte delle minacciose comparsate della Llorona nella casa della protagonista nell’ultimo atto del film.

Chiaramente nato da un’analisi di mercato votata a conquistare la minoranza latinoamericana del pubblico statunitense, La Llorona si collega alla saga di The Conjuring grazie alla presenza di Padre Perez, già presente in Annabelle sempre interpretato da Tony Amendola, ma procede sostanzialmente con le proprie gambe cercando di costruire un possibile franchise parallelo dalla solida autonomia. Per far ciò si affida a una sceneggiatura efficacemente minimale scritta da Mikki Daughtry e Tobias Iaconis (entrambi già allo script di A un metro da te) che si concentra soprattutto su una situazione da spettrale home invasion con una famigliola minacciata da uno spettro. Come da tradizione, la fede è l’unica cosa che può combattere il Male e così entra in ballo un curandero interpretato da Raymond Cruz (Breaking Bad), forse il personaggio meglio riuscito del film.

La figura della Llorona, interpretata da Marisol Ramirez, è completamente avulsa da quell’alone sociologico che animava la leggenda originaria, mirata a screditare agli occhi dei nativi la colonizzazione spagnola mostrando i coloni come persone grette, meschine e traditrici, portatrici di sventura. Piuttosto si punta sul suo aspetto tragico, sottolineando il destino da novella Medea, un villain da temere ma con cui in parte empatizzare.

Affidato in buona parte alla professionalità di Linda Cardellini, che interpreta il ruolo dell’assistente sociale e mamma in difficoltà, La Llorona – Le lacrime del Male scorre veloce e indolore con il rischio di non lasciare molta traccia di se. Un film nel complesso ben studiato e ben confezionato privo però di quel quid che possa farlo ricordare nel tempo; un aperitivo nella saga di The Conjuring in attesa dei ben più promettenti Annabelle 3 e The Conjuring 3.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Scene di spavento ben architettate.
  • Linda Cardellini regge con professionalità tutto il film.
  • Somiglia a tante altre cose e manca completamente di personalità.
  • Sul personaggio della Llorona si poteva decisamente osare di più, così è il classico fantasma da scacciare.
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