La Mummia, la recensione

La Universal Pictures ha tra le mani una gallina dalle uova d’oro e ne è consapevole. Si tratta dei vari franchise legati ai cosiddetti “mostri classici”, o “Universal Monsters”, lanciati tra gli anni ’30 e ’50 e saccheggiati nel tempo da chiunque, fino ad essere entrati nell’immaginario collettivo. Dal Dracula di Tod Browning (1931) a Il mostro della laguna nera (1954) di Jack Arnold, passando per i fondamentali Frankenstein (1931) di James Whale e L’uomo lupo (1941) di George Waggner… i più noti mostri del cinema provengono tutti da lì! Ma, al di fuori di questi capolavori del cinema horror, ogni riproposizione da parte della major dei suddetti è risultata un buco nell’acqua o quasi.

Se escludiamo, infatti, la versione datata 1999 de La Mummia firmata da Stephen Sommers, che ha riscosso un enorme successo generando due sequel, gli altri tentativi di remakizzare i “mostri classici” non hanno portato nelle tasche della Universal i riscontri sperati. Lo stesso Sommers, nel 2004, ha realizzato Van Helsing con il tentativo di fare quello di cui andremo a parlare, puntando però a un target troppo infantile che ne ha penalizzato l’appeal verso un pubblico più ampio; ben più sonoro fu il flop di Wolfman (2010), buon horror gotico che probabilmente ha pagato il dazio di un budget esagerato e di una genesi travagliata con riscritture, stop improvvisi e cambi di regia. Più vicino a noi e con precisi intenti di creare un “Universo” è stato Dracula Untold (2014) di Gary Shore, maldestro tentativo di riscrivere le origini del più famoso dei vampiri che ha scontentato i fan e non ha riscosso grande successo di botteghino.

Dracula Untold sarebbe dovuto essere il primo tassello di quello che oggi conosciamo con il nome di Dark Universe, ruolo che ora è toccato a La Mummia di Alex Kurtzman, che vanta nel cast una star del calibro di Tom Cruise.

Ma cos’è il Dark Universe? È il tentativo da parte di Universal Pictures di creare un universo condiviso di film indipendenti tra loro ma potenzialmente collegati, un po’ come nel campo dei cinecomix ha fatto con successo la Marvel/Disney e sta facendo anche la DC/Warner. Solo che in questo caso, invece dei supereroi, abbiamo i più famosi mostri del cinema horror, ognuno dei quali avrà un film dedicato con contaminazioni che potrebbero portare a un ensemble, proprio come nel lontano passato accadde con Frankenstein contro l’uomo lupo (1943), Al di là del mistero (1945), La casa di Dracula (1945) e, appunto, il più recente Van Helsing.

L’onere e l’onore di avviare il Dark Universe spetta a La Mummia, che – attenzione – non è un remake del film di Karl Freund del 1932, ma reinventa completamente il personaggio riscrivendone la storia. Niente più Sacerdote Imhotep, ma Principessa Ahmanet (Sofia Boutella) che nell’antichità uccise la sua famiglia e tentò un rituale per dare un corpo umano al dio della morte, Seth, prima di essere fermata, mummificata viva e sepolta in una “prigione” sita in Mesopotamia. Nei giorni nostri, il mercenario Nick Morton (Tom Cruise) ritrova casualmente la tomba-prigione di Ahmanet e il sarcofago con la mummia della Principessa viene preso in custodia dall’archeologa Jenny Halsey (Annabelle Wallis) e caricato su un aereo militare per esser trasportato in Inghilterra. La maledizione di Ahmanet fa però precipitare il velivolo: Jenny riesce a salvarsi grazie all’aiuto di Nick, ma quest’ultimo non ce la fa. Incredibilmente, però, Nick si risveglia illeso in un obitorio, mentre il sarcofago di Ahmanet è caduto in una zona periferica di Londra, liberando la rediviva mummia. Ora la Principessa è alla ricerca di Nick per completare il rituale di reincarnazione di Seth interrotto millenni prima, mentre il mercenario, riunitosi con l’archeologa, fa la conoscenza di un’associazione governativa denominata Prodigium, capitanata dal Dott. Henry Jekyll (Russell Crowe) e intenta a dare la caccia ai “mostri” per non far diffondere il Male sulla Terra.

L’opera diretta da Alex Kurtzman, noto più che altro come sceneggiatore (Star Trek, Transformers, The Amazing Spider-Man 2) e qui alla sua seconda regia dopo Una famiglia all’improvviso, si pone come vero e proprio film sulle origini, esattamente come accade oggi con le trasposizioni cinematografiche degli eroi dei fumetti. Una scelta narrativa che probabilmente non è casuale, visto l’intento da primo capitolo di un franchise espanso a cui il film aspira. Allo stesso tempo, La Mummia è anche un horror, in maniera molto più consistente di quanto lo fossero i tre film con Brendan Fraser, cercando una pesante contaminazione con l’action che però non svilisce la portata orrorifica della storia. Anche l’ironia c’è, ma è ridotta davvero al minimo, mentre viene posta molta enfasi sull’aspetto “creepy”, con la comparsa di creature che restituiscono al mito della mummia quella portata inquietante e spaventosa lontana dall’effetto luna park della precedente trilogia. Però viene anche evitata la suggestione gotica del film del 1932 e la scelta di ambientare questa nuova versione nella contemporaneità è già una precisa presa di posizione.

Si diceva della consistente contaminazione dell’horror con l’action e infatti il film di Kurtzman è cadenzato da scene madri strutturate come da lezione dei più fragorosi action-movie odierni, tanto che la presenza di Tom Cruise non può far altro che richiamare alla memoria la saga di Mission: Impossible. Un’azione molto ordinaria, però, che stupisce almeno nella scena dell’incidente aereo e conta un’abbondante dose di scontri corpo a corpo che hanno probabilmente il loro apice nel faccia a faccia con Mr. Hyde. Eh si, perché il Dottor Henry Jekyll ha un ruolo ben più pregnante di quello che si potrebbe immaginare, lasciando intravedere un suo coinvolgimento nel Dark Universe che fornisca un immediato trait d’union tra film e film.

A capo di un’associazione scientifica chiamata Prodigium, il dott. Jekyll conserva nel suo laboratorio le prove dell’esistenza di mostri, anzi del Male, come lui stesso definisce questo sottobosco soprannaturale, una sorta di museo (intravediamo il teschio di un vampiro, la zampa pinnata di Gilman, il Libro dei Morti de La Mummia con Fraser) che ci riporta alla mente la stanza dei trofei dei coniugi Warren in The Conjuring. A dar corpo a Jekyll un credibilissimo Russell Crowe, che ci mette il suo carisma e la sua possenza fisica; poi, fortunatamente, nel momento della trasformazione in Hyde, non ci viene propinata la ridicola mutazione hulkesca che ha caratterizzato le più recenti versioni del personaggio creato da Stevenson, facendo sì che questo film viaggi sempre su toni di relativo realismo e sobrietà, evitando l’effetto cartoonesco che era nell’aria.

In un contesto che poco o nulla ha a che fare con le precedenti mummie viste al cinema – tra le quali è impossibile dimenticare il capolavoro diretto da Terence Fisher nel 1959 e prodotto dalla Hammer Film – c’è comunque un elemento da non sottovalutare, la Mummia, appunto. Sagacemente tramutata in donna, la Mummia del 2017 sicuramente lascerà il segno e saprà farsi ricordare per il look accattivante e la bellezza dell’interprete Sofia Boutella, già vista in Kingsman – Secret Service e Star Trek Beyond. Ma gli appassionati di horror possono stare tranquilli perché le sembianze sexy della Boutella sono sacrificate per buona parte del film nelle polverose bende che la tradizione attribuisce a questo mostro, restituendoci l’immagine raccapricciante che conosciamo, solo più veloce e dinoccolata in confronto al passato.

Con collegamenti un po’ forzati ai Crociati, frequenti spiegoni e un’invulnerabilità data al personaggio interpretato da Cruise che toglie enfasi alla sua sorte, lo script di La Mummia, curato da David Koepp, Christopher McQuarrie e Dylan Kussman, non è di certo inattaccabile ma è riuscito a dosare con efficacia generi e suggestioni aprendo la strada a un “universo cinematografico” con armoniosa naturalezza.

Ora attendiamo i prossimi passi nel Dark Universe con i già annunciati The Invisible Man e The Bride of Frankesntein, augurandoci ottimisti che qualche errore di La Mummia possa essere corretto per dare finalmente una nuova dignità cinematografica a questi magnifici personaggi dell’immaginario popolare.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Un film sulle “origini” che si presenta con molta naturalezza come iniziatore di un universo espanso.
  • Sofia Boutella è stata un’ottima scelta!
  • L’aspetto horror, molto più presente del previsto!
  • Alcuni elementi nella sceneggiatura scricchiolano, lasciando intravedere un surplus di informazioni.
  • Le scene d’azione non lasciano il segno come accade in altri recenti blockbuster.

Di seguito potete vedere due video-featurette de La Mummia.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La Mummia, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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