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Atlantique, la recensione

Una delle opere prime più interessanti dell’anno arriva finalmente su Netflix. Si tratta di Atlantique, titolo insignito del Grand Prix Spéciale della Giuria a Cannes e che segna l’esordio alla regia di Mati Diop, attrice francese di origine senegalese e già autrice di alcuni cortometraggi.

Il film è un’estensione del quasi omonimo Atlantiques, un documentario di 16 minuti girato dalla regista nel lontano 2009. L’argomento di fatto è lo stesso: la traversata dell’Atlantico compiuta da alcuni giovani senegalesi. Nel lungometraggio premiato a Cannes questo però non viene mai mostrato né costituisce realmente il fulcro della narrazione, ma piuttosto lo sfondo. La sua presenza è quasi fantasmatica, messa in bocca ad un gruppo di personaggi dall’esistenza spettrale. Questo perché, da un certo punto in poi, la sceneggiatura intreccia il racconto di formazione di una giovane donna, Ada, con una micro-vicenda dai risvolti quasi fantastici. Tuttavia, in entrambi casi la drammaturgia sembra essere un elemento ben presente.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Living with Yourself: quando il nostro Io ha bisogno di un upgrade!

Living with Yourself è la nuova serie originale Netflix che ha come punto di forza una interessante idea di partenza. Infatti la domanda che si pone è: cosa faremmo se dovessimo vivere letteralmente con un’altra versione di noi stessi?

La serie segue le vicende di Miles (Paul Rudd), un uomo sulla cinquantina che sta attraversando la classica crisi di mezz’età. Miles si sente vecchio e fiacco, in ambito sia personale che lavorativo: la routine con la moglie Kate (Aisling Bea, nota comica irlandese) è ormai diventata noiosa e ripetitiva e la sua posizione come pubblicitario non lo stimola più. Un giorno però, dopo una presentazione importante, nota che il suo collega Dan (Desmin Borges), prima un suo sottoposto, ora lo sta superando nella corsa alla promozione. Dan gli confida il suo segreto: una spa particolarmente efficace, che ti fa sentire come rinato.

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TFF37. Letto n.6

Letto n. 6

La dottoressa del turno di notte di una importante clinica pediatrica muore suicida. La sostituisce Bianca (Carolina Crescentini), che accetta il lavoro senza rivelare di essere incinta. Quando viene a sapere che dovrà passare le notti proprio nella stanza dalla quale si è buttata la collega, le inquietudini hanno inizio. Malgrado lo scetticismo del marito (Pier Giorgio Bellocchio), i timori di Bianca non tarderanno a essere confermati: una notte, seguendo rumore di singhiozzi, fa conoscenza con il bambino del letto numero sei. Vuole la sua mamma. Bianca lo rassicura: domani mamma arriva. Ma la notte seguente il bambino si presenta in infermeria, accusandola di essere una bugiarda. Bianca cerca informazioni sul bambino, scoprendo che il letto numero sei è vuoto da tempo.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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TFF37. Wet Season

Il primo vero colpo di fulmine tra i titoli passati in concorso al 37° Torino Film Festival è arrivato durante i primi giorni di proiezione. Inaspettatamente, ma non troppo: il regista Anthony Chen si era già fatto notare con Ilo Ilo, splendida e toccante opera prima premiata con la Caméra d’or a Cannes nel 2013.

Con Wet Season Chen si conferma uno dei giovani autori più promettenti del panorama orientale portando alla ribalta la cinematografia di un paese come Singapore.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 2 voti)
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ROMA BLOOD FEST – Seconda Edizione. 14-15 Dicembre 2019

Eus Edizioni, Home Movies e Spaghetti Pictures Italia, in collaborazione con Digitmovies, Bietti Edizioni, Shockproof e Weird Book, vi invitano alla seconda edizione del Roma Blood Fest, convention dell’Horror e del Fantastico. L’appuntamento è per il 14 e il 15 dicembre in via Filippo Tacconi 11 presso l’Associazione Calpurnia; nel corso di queste due giornate gli appassionati potranno confrontarsi con i tanti ospiti che parteciperanno all’evento, tra cui Antonio Bido, Claudio Lattanzi, Antonio Tentori, Andrea Marfori, Alex Visani, Marco Werba e Lorenzo Lepori.

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TFF37. Dylda (Beanpole)

Un intenso primo piano iniziale incornicia lo sguardo vitreo di una radiosa e altissima figura femminile (“dylda” significa infatti “spilungona”). Lo sfondo è quello di una lavanderia a cui lavorano sole donne. Qualcuno cerca di richiamare l’attenzione di Iya – questo il nome della nostra protagonista –, ma senza successo: la giovane è come imprigionata nella propria immobilità. Poi la sua espressione muta e Iya finalmente torna alla realtà.

Questa è la prima sequenza di Dylda (Beanpole), l’opera seconda di Kantemir Balagov, il talentuoso ventottenne che si era fatto notare già con il suo primo lungometraggio Tesnota (Closeness).

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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TFF37. Le rêve de Noura

Che lo stile di Asghar Farhadi abbia segnato le nuove generazioni di cineasti, in particolare quelli provenienti dal Medio Oriente, è noto. Così dopo Il dubbio – Un caso d’incoscienza e Melborune, realizzati però da due connazionali del regista due volte premio Oscar, ecco Le rêve de Noura di Hinde Boujemaa, regista per metà belga e per metà tunisina che realizza un’opera che deve molto alla lezione del maestro iraniano.

È soprattutto la sua attenzione per i dialoghi e per la gestione dei personaggi, in questo caso ristretti a tre, ad accostarla al cinema di Farhadi (peraltro apertamente citato in una delle sequenze centrali del film). Tuttavia, lo sguardo prettamente femminile che emerge e l’attenzione che la regista dedica a determinate realtà la fa sembrare più vicina alla libanese Nadine Labaki (Cafarnao – Caos e miracoli), con la quale pure sembra avere molto in comune.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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TFF37. The Lodge

Ci sono film che andrebbero visti a scatola chiusa. Un minimo accenno alla trama basterebbe a rovinare la potenza esplosiva di alcune scene. La nuova fatica di Veronica Franz e Severin Fiala (Ich seh, ich seh altrimenti noto come Goodnight Mommy) rientra nel novero. Potremmo limitarci a parlare di The Lodge come di un claustrofobico thriller dalle tinte horror, girato con sapienza, capace di tenere le dita dello spettatore ben avvinghiate ai braccioli. Ma è un po’ come non dire niente, no? Quindi dal terzo paragrafo si spoilera. Sappiatelo.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

TFF37. Algunas Bestias

Il titolo più sconvolgente in concorso al 37° Torino Film Festival arriva dal Cile. Rimasto a sorpresa fuori dal palmares deciso dalla giuria presieduta da Cristina Comencini, Algunas Bestias lancia il nuovo promettente sguardo del giovane Jorge Riquelme Serrano.

Con un solo cortometraggio alle spalle, il regista esordisce al lungometraggio avvalendosi di un cast d’eccezione in cui spuntano perfino due nomi importanti: Alfredo Castro, divenuto popolare grazie alla sua collaborazione con l’acclamato Pablo Larraín (per il quale ha interpretato Tony Manero e Post mortem) e Paulina García, la frizzante protagonista di Gloria (poi rifatto con Julianne Moore) del premio Oscar per Una donna fantastica Sebastián Lelio. I due attori, peraltro entrambi noti al grande pubblico per aver preso parte alla serie Narcos, vestono i panni di una matura coppia borghese che conduce un’esistenza tanto solitaria quanto privilegiata in una bellissima casa che sorge in mezzo al verde. Contro di loro si scontra un altro nucleo familiare, quello composto dalla figlia Ana, da suo marito Alejandro e dai loro figli, Consuelo e Máximo, due adolescenti vicini alla tempesta ormonale.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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TFF37. Ms. White Light

Si apre con una scena di forte impatto uno dei titoli (sulla carta) più interessanti in concorso al 37° Torino Film Festival: l’inquadratura di un gruppo familiare affranto e poi quella di un’anziana parente stesa sul letto di un ospedale. Accanto a lei c’è una giovane donna in giacca e camicia che gli legge alcuni capitoli del suo romanzo preferito. Apparentemente sembrerebbe che i personaggi siano tutti legati dal sangue e il fatto che si stringano in un momento così drammatico avvalora la nostra prima impressione. Questa viene però smentita con il venir meno dell’inferma, quando la ragazza si sottrae all’abbraccio familiare estraniandosi con una serie di frasi di circostanza che legge su dei bigliettini che ha con sé. La scena prende una piega quasi grottesca e per un attimo veniamo allettati dall’idea che quello che vedremo sarà tutto così come lo vediamo in questa originale apertura.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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