Insidious – L’ultima chiave, la recensione

Con il terzo capitolo della saga horror Insidious, arrivato nei cinema nel 2015, abbiamo fatto un piccolo balzo indietro nel tempo, dal momento che l’uscita di scena della medium Elise Rainier e la conclusione della storyline della famiglia Lambert avevano chiuso ogni possibilità di proseguire la saga. Con Insidious – L’ultima chiave si persegue proprio la volontà di aggiungere tasselli all’immaginario macabro della saga seguendo i casi della rediviva Elise Rainier in una storia posta temporalmente prima gli eventi dei primi due Insidious e subito dopo quelli del terzo. Un po’ come si trattasse della saga “cugina” The Conjuring, quella di Insidious snocciola quindi casi di infestazione demoniaca ponendo come protagonisti non più le vittime ma gli specialisti del paranormale che vengono chiamati a debellare la minaccia, ovvero la su citata parapsicologa Elise e i suoi due simpatici assistenti Specs e Tucker, che formano la Spectral Sightings.

In Insidious – L’ultima chiave, però, non è tanto il caso episodico a rappresentare il fulcro della narrazione, bensì il passato della medium, che torna a infestare le vite di chi ora vive nella sua vecchia casa in New Mexico. Elise, infatti, viene contattata da Ted, un uomo sulla quarantina che non riesce più a vivere nella sua abitazione a causa di manifestazioni demoniache che lo stanno facendo impazzire. Il caso vuole che quella casa sia proprio l’abitazione in cui Elise è cresciuta e questo scatena nella donna una serie di ricordi che implicano la morte della madre e il pessimo rapporto con il padre, un violento ex colonello dell’esercito, nonché i suoi primi incontri con le presenze spiritiche e demoniache. Probabilmente è proprio l’antico e misterioso demone che la terrorizzò da bambina a infestare ancora quel fatiscente luogo.

Per la prima volta, dunque, protagonista indiscussa della saga è la parapsicologa interpretata ancora una volta dalla talentuosa Lin Shaye, di cui veniamo a scoprire fondamentali informazioni riguardanti il suo passato e la sua famiglia. Dai suoi primi contatti con il mondo dell’aldilà al rapporto molto contrastato con il padre Gerald (Josh Stewart), la cui presenza è fondamentale per forgiare il carattere e la professione di Elise.

In confronto al terzo film, che aveva un’impostazione da teen horror ricco di luoghi comuni del filone ghost story, Insidious – L’ultima chiave ha senza ombra di dubbio una costruzione più intricata e una maggiore attenzione per la scrittura, grazie a risvolti psicologici per nulla banali che riflettono sul rapporto tra genitori e figli e sul confine che intercorre tra reale e percepito. Questo porta a uno sviluppo inedito della figura di Elise e dei suoi “poteri” che va a ridefinire quello che lo spettatore sa di lei con alcune fini trovate che difficilmente troviamo nei “quarti capitoli” di saghe che hanno già cominciato a mostrare il fiato corto.

Al di là di questa inaspettata cura di scrittura, il cui merito va allo sceneggiatore dell’intera saga Leigh Whannell, anche interprete dell’imbranato Specs, e un’accentuazione dei momenti ironici affidati ai due aiutanti di Elise, Insidious – L’ultima chiave non manca comunque di cadere in “errori” e banalità. Innanzitutto l’esigenza di inserire un villain demoniaco e alcuni legami d’azione con i capitoli precedenti svilisce le dinamiche della storia: il demone di questo quarto film è visivamente molto accattivante, confermando che a livello di make-up e macabra inventiva riescono ancora a tirar fuori mostruosità eccellenti, però il suo apporto ai fini della trama è minimo, sembra più un elemento dovuto e anche la sua caratteristica delle chiavi al posto delle dita, seppur suggestiva, non ha una vera utilità. Allo stesso modo, il terzo atto del film ambientato nell’Altrove, con lo scontro col demone, ha la stessa stanca dinamica del vagare per i corridoi interrotta da qualche prevedibile jump-scare, fino allo scontro vero e proprio che assume quelle ridicole connotazioni fisiche già lamentate in Insidious 3.

Insomma, l’unico modo per Insidious per poter perseguire la strada della qualità è svincolarsi dagli elementi dovuti di Insidious stesso che avevano fatto il successo dei primi due (bellissimi) film ma che ora appaiano più come una zavorra. Insidious – L’ultima chiave ha molte buone frecce al suo arco, ma allo stesso tempo è penalizzato da un perpetrarsi di elementi caratterizzanti di cui si poteva benissimo fare a meno.

Finale filologicamente corretto che dona una struttura ciclica alla saga ma allo stesso tempo lascia aperti spunti per possibili spin-off… e visto il buon successo che Insidious – L’ultima chiave sta riscuotendo negli States, non escludiamo nuove avventure nell’Altrove.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Interessanti risvolti psicologici nella gestione della storia.
  • Solito impeccabile look per i demoni.
  • Il terzo atto del film è prigioniero di obblighi narrativi legati al franchise che ne avviliscono i buoni spunti.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Insidious - L'ultima chiave, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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