ROFF20. L’accident de piano, la recensione del film di Quentin Dupieux
Il cinema di Quentin Dupieux è da sempre sinonimo di bizzarro, un cinema anarchico che si dipana tra storie originali e sopra le righe. Pensiamo a Rubber (2010), che trasformava uno pneumatico in un killer dotato di volontà propria, oppure a Réalité (2012), Au poste! (2018), Doppia pelle (2019) o Mandibules (2020). film in cui l’assurdo diventa cifra stilistica, lo humour nero si mescola al grottesco e la logica del sogno/allucinazione prende il sopravvento sulla rigorosa struttura narrativa. Con L’Accident de piano l’artista francese continua su questa scia, sperimentando, provocando e giocando con i codici del cinema contemporaneo, in particolare con la satira sociale e la deformazione della realtà.
Magalie Moreau (Adèle Exarchopoulos) è una star del web, ricca e famosa grazie a contenuti choc che posta ossessivamente sui social, video in cui si provoca volontariamente incidenti poiché è nata con una rara patologia che non le permette di sentire dolore. Dopo un indicente che ha avuto come protagonista un pianoforte, con un braccio ingessato Magalie decide di ritirarsi in uno chalet di montagna per riprendersi. Accompagnata dal suo assistente Patrick (Jérôme Commandeur), raggiunge le Alpi francesi in un rifugio isolato. Ma la quiete è solo apparente: una giornalista, Simone Herzog (Sandrine Kiberlain), ha scoperto un dettaglio inquietante legato all’incidente e comincia a ricattarla.
In L’Accident de piano la scrittura è molto attenta nel far emergere Magalie nei suoi tic, nella sua risatina isterica, nella perversa alchimia tra vittima e carnefice che la protagonista incarna. Adèle Exarchopoulos è bravissima e per questo ruolo è stata “imbruttita” – appare con taglio bowl cut, apparecchio ai denti, collare ortopedico, braccio ingessato – e ha perfino dichiarato che alcune scene sottoponevano il suo corpo a condizioni difficili. Il personaggio è intenzionalmente antipatico, arrogante, abile a manipolare il racconto della propria sofferenza e le persone che la circondano, eppure risulta incredibilmente carismatico, la perfetta sintesi dei “mostri” resi celebri dal web.
Il fatto che il film usufruisca di una struttura apparentemente “strana ma plausibile” contribuisce a mantenerlo sospeso tra la satira sociale e l’assurdo puro. Dupieux non offre particolari spiegazioni, non cerca di razionalizzare tutto e lo stesso incidente del piano resta un fatto assurdo per quanto realistico, così come tutto quello che ne deriva porta a un’escalation grottesca.
Eppure, se per buona parte il film regge bene la tensione e la curiosità, quando arriva al suo atto finale L’Accident de piano appare meno solido. Il climax, che si rifà a una vena più thriller/horror, risulta frettoloso: manca una vera preparazione al momento violento, la transizione dalla satira grottesca alla catastrofe è rapidissima. Sembra quasi che Dupieux abbia deciso di “chiudere” anzitempo, senza dilatare la tensione come avrebbe meritato.
In definitiva, L’Accident de piano è un film che funziona, sorprende, fa ridere a denti stretti e a tratti risulta perfino inquietante. Non è forse il migliore di Dupieux, ma conferma la sua capacità di reinventarsi, di mettere in scena il contemporaneo attraverso l’assurdo, di costruire un universo che è sia satira feroce che macchina estetica.
Distribuito in Francia da Netflix, L’accident de piano è stato presentato in anteprima italiana in concorso alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma.
Roberto Giacomelli
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