Archivio categorie: Cinema

Holy Night – I Cacciatori di Demoni, la recensione

Se c’è una cosa che il cinema dell’Estremo Oriente ha dimostrato di saper fare particolarmente bene è mescolare l’orrore con le arti marziali. Alla base di questa tradizione c’è anche il folklore dei jiangshi, i celebri cadaveri ambulanti della cultura cinese, diventati protagonisti di un intero filone del cinema di Hong Kong a partire da Mr. Vampire (1985) di Ricky Lau. In quei film sacerdoti taoisti, talismani, rituali, creature soprannaturali e combattimenti acrobatici convivevano naturalmente, trasformando l’esorcista in una figura a metà tra il religioso e il guerriero. Una formula che sarebbe stata ripresa e reinterpretata anche in opere più cupe e autoriali come Rigor Mortis (2013) di Juno Mak.

Il cinema sudcoreano contemporaneo ha invece sviluppato una strada diversa, contaminando l’horror soprannaturale con l’action e, in tempi più recenti, con l’immaginario supereroistico. Un esempio particolarmente calzante è The Divine Fury (2019) di Kim Joo-hwan, nel quale un campione di MMA scopre di possedere poteri legati alle stigmate e finisce per collaborare con un sacerdote esorcista.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Rage, la recensione

Dmitriy Dyachenko è un nome che, almeno in patria, difficilmente ha bisogno di presentazioni. Il regista russo ha costruito gran parte della propria carriera intorno al cinema popolare, passando dalla commedia al fantasy fino a diventare uno dei principali artefici del successo della trilogia di The Last Warrior, kolossal fiabesco che ha conquistato il pubblico russo. Un percorso che rende ancora più curioso The Rage (Beshenstvo), perché con questo film Dyachenko abbandona le atmosfere fantastiche e familiari dei suoi lavori più fortunati per immergersi in un thriller cupo, ambientato tra neve, taiga e animali selvaggi. Un cambio di registro piuttosto netto per un regista abituato a produzioni decisamente più rassicuranti, anche se The Rage conserva una vocazione per il cinema popolare e spettacolare. Il film è stato realizzato con un budget nell’ordine dei 200 milioni di rubli, una cifra importante per una produzione russa di questo tipo, ma al botteghino non ha ottenuto risultati particolarmente brillanti, fermandosi ben lontano dall’essere un successo commerciale.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Oceania, la recensione del remake live-action

Su Motu Nui, piccola e remota isola nel cuore dell’Oceano Pacifico, vive indisturbata da tempo una tribù maori. Tra loro c’è Vaiana, figlia del capo del villaggio, una ragazza tanto diligente quanto curiosa destinata a diventare – quando sarà il momento – la futura leader del suo popolo. Ma Vaiana è ancora un’adolescente, più saggia di tutti i suoi coetanei ma anche più sognatrice: dal padre, infatti, ha appreso ogni tipo di conoscenza pratica ma ad averla formata più di ogni altra cosa sono stati i racconti fantastici della nonna che hanno alimentato sin da quando era bambina la sua immaginazione, la sua curiosità e il suo spirito avventuroso.

Se c’è una legge non scritta che va rispettata – questo è il primo insegnamento che Vaiana ha appreso da suo padre – è quella del Reef: se si vuole tenere stretta la propria vita, così come quella del proprio popolo, non si deve mai sfidare l’Oceano e dunque è vietato spingersi oltre la Grande Barriera Corallina. Vaiana lo sa molto bene e non ha nessuna intenzione di venire meno all’insegnamento paterno ed è per questo che vive con una certa frustrazione questo strano richiamo che, da quando era bambina, sembra giungerle proprio dall’Oceano.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Dog Stars – Le stelle dopo la fine, la recensione del comfort-movie post-apocalittico di Ridley Scott

Ci sono almeno due sicurezze sulle quali lo spettatore può ancora fare affidamento. La prima è il filone post-apocalittico, periodicamente capace di tornare al cinema e in televisione con storie di sopravvivenza, disperazione e rinascita che continuano a esercitare un fascino irresistibile. La seconda è Ridley Scott, che a 88 anni e con una carriera sterminata alle spalle rimane comunque un nome sul quale è difficile non nutrire aspettative, anche quando si confronta con opere meno riuscite. The Dog Stars – Le stelle dopo la fine appartiene esattamente a questa categoria: è l’ennesima storia ambientata dopo la fine del mondo come lo conosciamo e, già leggendo la sinossi, è facile intuire che non ci sarà praticamente nulla di veramente nuovo. Eppure la mano ferma di Scott e il suo talento da narratore sono sufficienti a dare al film quella marcia in più che lo porta a un livello superiore rispetto a molti prodotti analoghi.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La vendetta perfetta – Bear Country, la recensione

Manko Kapac è un uomo che ha superato la mezza età da un pezzo. Con un pericoloso passato da criminale alle spalle, Manko è adesso il gestore di un night club a Los Angeles che viene spesso usato dalla malavita per riciclare denaro sporco. Manko, tuttavia, è stanco di quelle dinamiche e sente che i suoi giorni da gangster sono finiti. Sta pensando di lasciare tutto, ritirarsi e andare in pensione per godersi finalmente la vita con Sunny, la donna che ama.

Una sera come tante, mentre Manko si reca al bancomat per versare l’incasso giornaliero, viene rapinato da un goffo uomo mascherato. Manko si sente improvvisamente vulnerabile, realizza che sta invecchiando, ma ancor più vede attorno a lui una città che sta cambiando faccia e in cui non si riconosce più. Ma quella rapina accidentale, che non tarderà ad essere replicata, trascina rapidamente il gestore del night club nella morsa del cartello della droga: Rodriguez, giovane boss della malavita che utilizza il locale di Manko come luogo di riciclaggio, si sente improvvisamente minacciato da quei furti che il “padrone di casa” non è capace a sventare.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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IT ENDS: l’horror di Alexander Ullom arriverà in Italia per Halloween

Una strada apparentemente senza fine, quattro amici, un viaggio notturno che si trasforma progressivamente in un incubo dal quale sembra impossibile uscire. È questa la premessa di IT ENDS, esordio nel lungometraggio di Alexander Ullom, che arriverà nei cinema italiani dal 28 ottobre, in tempo per Halloween, distribuito da I Wonder Pictures. In occasione dell’annuncio è stato diffuso anche il teaser poster italiano del film.

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Get Away – Fuga senza uscita, la recensione della folk-horror comedy con Nick Frost

L’estate è da sempre il palcoscenico ideale per i brividi più intensi, quella stagione sospesa in cui la leggerezza delle calde serate si sposa con le ombre inquietanti del cinema horror. È proprio in questa precisa atmosfera che si inserisce Get Away – Fuga senza uscita, un’opera che si diverte a trasformare una soleggiata e apparentemente idilliaca vacanza in famiglia nel peggiore degli incubi. Muovendosi con disinvoltura lungo il sottile confine che separa l’inquietudine del folk horror dall’ironia della commedia irriverente, il lungometraggio diretto da Steffen Haars gioca costantemente a scardinare i cliché del genere; trovando la sua vera ancora di salvezza nel carisma magnetico, sornione e stralunato di un Nick Frost perfetto per il ruolo.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Maldoror, la recensione del film sul Mostro di Marcinelle

Nella metà degli anni Novanta il Belgio venne sconvolto da uno dei più terribili casi di cronaca nera della sua storia, quello di Marc Dutroux, passato alla cronaca come il “Mostro di Marcinelle”. Tra il 1995 e il 1996 diverse bambine e adolescenti scomparvero in circostanze misteriose: Julie Lejeune e Mélissa Russo, entrambe di otto anni, furono rapite nel giugno 1995; nell’agosto dello stesso anno sparirono An Marchal ed Eefje Lambrecks. Nel 1996 vennero sequestrate anche Sabine Dardenne e Laetitia Delhez, che sarebbero state ritrovate vive nella cantina della casa di Dutroux. Le indagini avrebbero poi portato alla scoperta dei corpi delle altre vittime, mentre l’intera vicenda avrebbe fatto emergere gravissime falle nel sistema giudiziario e nelle forze dell’ordine belghe, provocando una vera e propria crisi istituzionale che portò alla celebre “Marcia Bianca” dell’ottobre 1996.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Insidious: Fuori dall’Altrove, la recensione del sesto capitolo della saga

Nata nel 2010 dall’incontro tra James Wan e Leigh Whannell, la saga di Insidious ha rappresentato uno dei piccoli grandi miracoli commerciali dell’horror contemporaneo. Realizzato con appena 1,5 milioni di dollari, il primo film ne incassò circa 100 milioni in tutto il mondo, trasformando un progetto relativamente economico in una macchina da sequel e contribuendo in maniera importante a lanciare le carriere dei suoi due autori. Da allora sono arrivati altri quattro capitoli, fino a Insidious: La porta rossa del 2023, e ora Insidious: Fuori dall’Altrove, il sesto episodio, tutti pensati per il grande schermo. Una longevità che si spiega facilmente guardando i numeri: i primi cinque film hanno superato complessivamente i 730 milioni di dollari worldwide, dimostrando quanto il pubblico sia rimasto affezionato all’orrore dell’Altrove.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte, la recensione dello slasher queer e metacinematografico

Undici film, un crossover con Nightmare e, all’orizzonte, persino una serie televisiva prequel: il franchise di Venerdì 13 è un pezzo fondamentale della storia del cinema horror. Nato nel 1980 dalla mente di Sean S. Cunningham, quello che sulla carta era un semplice slasher costruito attorno a un mistero e a un efficace colpo di scena finale è diventato negli anni un modello narrativo, contribuendo a codificare un intero filone e generando una quantità sterminata di imitazioni. Tra queste, una delle più curiose è certamente Sleepaway Camp di Robert Hiltzik, datato 1983, a sua volta diventato il capostipite di una saga composta da tre sequel e mezzo, considerando l’incompiuto Sleepaway Camp IV: The Survivor. Immaginiamo dunque di fondere l’universo di Venerdì 13, con il suo triangolo fatto di adolescenti, sesso e assassini seriali, con le derive più morbose, weird e queer di Sleepaway Camp: il risultato potrebbe essere un identikit abbastanza preciso di Camp Miasma: Adolescenza, Sesso e Morte, quarto lungometraggio di Jane Schoenbrun, regista di Ho visto la TV brillare.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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