Archivio categorie: Cinema

Nel tepore del ballo, la recensione

Gianni Riccio è un celebre conduttore televisivo, un uomo che ha scelto di sacrificare tutto in onore del successo. Ma, all’apice della sua carriera, viene schiacciato da uno scandalo finanziario che lo priva di ogni cosa: fama, soldi, successo. Costretto ad andare via da Roma per tornare a Jesolo, la sua città natale, Gianni si ritrova inevitabilmente a fare i conti con quel passato che ha provato a reprimere per tutta la vita ma senza mai davvero riuscirci. Dopo aver ritrovato nella sua casa d’infanzia un antico registratore vocale con su incisa la voce di sua madre, morta nel momento in cui lo ha dato alla luce, Gianni viene travolto dalla nostalgia verso i suoi genitori, entrambi scomparsi troppo presto. Ma soprattutto, tornato nel comune veneto, l’uomo si trova inaspettatamente a recuperare il rapporto perduto con Clara, primo e forse unico vero amore della sua vita, sacrificato in passato per favorire proprio quella carriera televisiva che adesso gli ha voltato le spalle. In un crescendo di riflessioni e valori morali ritrovati, nel momento in cui lo scandalo sembra assumere i connotati di una seconda occasione di vita, Gianni si trova nuovamente davanti ad un bivio quando riceve l’invito a partecipare come ospite ad una nota trasmissione televisiva che vuole cavalcare il suo scandalo, mettere in luce tutta la sua vita privata, con l’obiettivo di fare ascolti record ma anche dare all’uomo la possibilità di riabilitare l’opinione pubblica nei suoi confronti.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: -1 (da 1 voto)

Apex, la recensione del survival-thriller con Charlize Theron e Taron Egerton

Il survival thriller è uno di quei sottogeneri che, ciclicamente, tornano a imporsi con forza, facendo leva su un meccanismo tanto semplice quanto efficace: mettere un individuo contro un ambiente ostile, o contro un nemico implacabile, e osservare fino a dove può spingersi per sopravvivere. Un paradigma che trova una delle sue origini più emblematiche nel capolavoro di John Boorman Un tranquillo weekend di paura e che nel tempo ha generato variazioni più o meno sofisticate, da The River Wild a A Lonely Place to Die, passando per titoli come The Grey o Backcountry. Con Apex, il regista islandese Baltasar Kormákur si inserisce in questa tradizione scegliendo però un contesto che, già di per sé, è sinonimo di pericolo: l’Australia più selvaggia, una terra dove – come vuole il luogo comune – ogni cosa sembra progettata per ucciderti. Ma qui, paradossalmente, la natura non è il vero nemico.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Il Diavolo veste Prada 2, la recensione

Il 29 aprile 2026, dopo ben due decadi, le porte della redazione del magazine “Runaway” si apriranno di nuovo per noi!

Che ne sarà stato di Miranda Priestly, Andy, Emily e Nigel, dopo tutto questo tempo?

L’attesissimo sequel di Il Diavolo veste Prada, diretto nuovamente dal regista David Frankel, ci riporta indietro nel tempo, facendosi forte dell’effetto nostalgia che affligge la maggior parte dei millenials che hanno adorato e reso iconico il primo film.

La sceneggiatrice Aline Brosh McKenna ha dichiarato quanto sia stato impegnativo scrivere questo sequel, ma che le difficoltà nel farlo si sono dissipate quando ha deciso di trattare i personaggi come se fossero dei “vecchi amici”.

Ed è proprio questa la sensazione che si prova nel ritrovarsi nell’ufficio di Miranda.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: -1 (da 1 voto)

Il delitto del 3° piano, la recensione

Dopo aver attraversato territori narrativi sospesi tra ironia e malinconia, Rémi Bezançon torna dietro la macchina da presa con Il delitto del 3° piano, un’opera che si muove con disinvoltura tra thriller, commedia e dramma, cercando di tenere insieme tensione e leggerezza in un equilibrio tanto affascinante quanto instabile. La storia di Colette e François – interpretati rispettivamente da Laetitia Casta e Guillaume Gallienne – si sviluppa all’interno di uno spazio chiuso, elegante e apparentemente rassicurante. Un appartamento borghese che diventa progressivamente una gabbia emotiva. Lui è uno scrittore di thriller affermato, lei una cinefila appassionata di Alfred Hitchcock: due figure che vivono immerse nel racconto, ma incapaci di comunicare davvero nella vita reale.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Arriva al cinema “A pranzo la domenica”, commedia corale con Lorenza Indovina e Cesare Bocci

ZTV Production di Sergio Romoli e Mirage Film di Andrea Taschler presentano A pranzo la domenica, in arrivo nelle sale cinematografiche il 14 Maggio 2026.

Debutto dietro alla macchina da presa per Mariella Sellitti, allieva di Ugo Pirro e sceneggiatrice per la popolare serie tv Don Matteo, A pranzo la Domenica vede protagonista Lorenza Indovina (Qualunquemente) all’interno di un ricco cast comprendente Tony Laudadio (Habemus Papam), Antonio Serrano (Vite strozzate), Fabrizia Sacchi (Berlinguer – La grande ambizione), Eleonora Pieroni (The contract), Patrizia Loreti (Come un gatto in tangenziale), Valentina Acca (serie tv L’amica geniale), Simone Francia (Le strade del crimine), Giovanni Visentin (Sanguepazzo), Anna Rita Del Piano (Che bella giornata) e Roberta Garzia (Ma quando arrivano le ragazze?), con la partecipazione di Cesare Bocci (serie tv Imma Tataranni – Sostituto procuratore).

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L’inverno più duro, la recensione del folk-horror islandese

Il folklore e le credenze popolari rappresentano da sempre una fonte inesauribile per l’universo Horror visti i numerosi scrittori e registi i quali, andando a scavare nei meandri dell’antropologia, hanno saputo prendere le leggende più intriganti di ogni epoca per dare vita a storie di fantasia con protagonisti fantasmi, spiriti rancorosi che tornano tra i vivi e creature mostruose nefaste per gli uomini. Un campionario di narrativa popolare che ha influenzato le tradizioni, le abitudini e i modi di pensare di ogni epoca – dall’Antica Grecia fino all’800, passando per la Grande Roma e il Medioevo. Ne è un esempio lampante la leggenda dei Draugr, creature non morte della mitologia norrena, la cui figura altro non è che una delle migliaia di varianti dell’autentico protagonista del genere horror: il Vampiro.

Proprio questi temibili demoni e le storie ad essi correlate sono al centro del film d’esordio di Thordur Palsson, dal titolo L’inverno più duro (The Damned, in originale).

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Knife, la recensione dell’action sudcoreano

Da un po’ di anni a questa parte, il thriller d’azione ha mostrato una curiosa fascinazione per figure di sicari non più nel fiore degli anni: professionisti consumati, segnati dal tempo e da un passato ingombrante. Da The Irishman di Martin Scorsese e Polar con Mads Mikkelsen a La memoria dell’assassino di e con Michael Keaton, fino al più recente Old Guy con Christoph Waltz, il genere ha trovato nuova linfa proprio in questa dimensione crepuscolare, dove l’azione si intreccia con riflessioni su identità e declino fisico. È in questo solco che si inserisce The Knife (titolo originale The Old Woman with the Knife), diretto dal sudcoreano Min Kyu-dong, che rilegge il tema attraverso una sensibilità più intima e meno spettacolarizzata.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Mostruosamente tuo, la recensione

E se il mostro che ci terrorizzava da bambini, quello che credevamo nascondersi nel nostro armadio o sotto il letto, esistesse veramente? E se non solo esistesse, ma fosse in realtà una creatura sensibile, amante dei musical, dell’opera e della recitazione?

È questa l’originale premessa di Mostruosamente Tuo (Your Monster in originale), film del 2024 diretto dalla regista Caroline Lindy, e basato sul suo omonimo cortometraggio del 2019. Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival, dove ha vinto l’Audience Favorite Award, è stato distribuito nelle sale statunitensi nell’ottobre 2024. In Italia è arrivato solo di recente, direttamente su Prime Video.

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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Ting: un dark fantasy sui traumi della guerra

C’è qualcosa di profondamente disturbante – e allo stesso tempo affascinante – in Ting, il nuovo lungometraggio diretto da Maximilien Dejoie. Un progetto che affonda le radici nel dark fantasy, ma che promette di intrecciare immaginario storico e orrore emotivo in una dimensione visiva fortemente evocativa.

Ambientato negli ultimi anni della Prima Guerra Mondiale, il film segue la giovane Marilì, alle prese con il lutto e l’assenza del padre, medico al fronte. È proprio attraverso le lettere che lui le invia che prende forma “Ting”: una creatura oscura, mostruosa, che sembra incarnare non solo la perdita personale, ma anche i traumi collettivi di un’epoca segnata dalla guerra e dalla malattia.

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The Long Walk, la recensione

È curioso pensare che Stephen King abbia scritto La lunga marcia nel lontano 1966, sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, ben prima di diventare il Re incontrastato dell’horror letterario. Eppure, già in quel primo romanzo, acerbo ma potentissimo, c’era tutto: la tensione, la costruzione dei personaggi, ma soprattutto una visione politica nerissima dell’America. Un Paese che cercava di rialzarsi ma trasformato in macchina di spettacolo e morte, dove l’intrattenimento coincide con il sacrificio umano. Un’idea che anticipa di decenni tanto il reality televisivo quanto una certa deriva culturale contemporanea. Non è un caso che oggi, in un momento storico particolarmente sensibile a questi temi, il romanzo trovi una nuova vita cinematografica con The Long Walk.

A portarlo sul grande schermo è Francis Lawrence, già avvezzo a distopie giovanili grazie alla saga di Hunger Games, su una sceneggiatura firmata da JT Mollner, talento emergente dietro l’ottimo Strange Darling. Le premesse sono solide, e il film lo dimostra fin dalle prime sequenze.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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