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Resident Evil di Zach Cregger, la recensione

Trent’anni sono un’eternità nel mondo dei videogiochi. Nel 1996, quando Capcom pubblicava il primo Resident Evil, il survival horror era ancora un territorio relativamente giovane e quella telecamera fissa che inquadrava corridoi bui, porte da aprire e mostri da evitare avrebbe contribuito a definire un genere. Tre decenni dopo, Resident Evil è diventato uno dei marchi più longevi e redditizi della storia del videogioco: la saga ha superato i 213 milioni di copie vendute nel mondo e continua a intercettare nuove generazioni di giocatori, dimostrando una capacità di rinnovarsi che molte altre franchise non hanno avuto.

L’esempio più recente è Resident Evil: Requiem, uscito nel febbraio 2026 e capace di raggiungere gli 8 milioni di copie vendute in appena pochi mesi, dopo essere diventato il capitolo più veloce della serie a superare prima i cinque e poi i sei milioni. Non è un dettaglio trascurabile: significa che una saga nata quando la prima PlayStation era ancora una macchina giovane continua a parlare anche a un pubblico che, nel 1996, probabilmente non era nemmeno nato.

E se il videogioco ha saputo cambiare pelle più volte senza rinunciare alla propria identità, anche il cinema ha provato nel corso degli anni a interpretare Resident Evil secondo sensibilità differenti. Abbiamo avuto i sei film con Milla Jovovich, quattro diretti da Paul W.S. Anderson, figli dell’action ipertrofico e della CGI dei primi anni Duemila, e poi il reboot Resident Evil: Welcome to Raccoon City di Johannes Roberts, che cercava un rapporto più diretto con l’immaginario dei videogame. Percorsi differenti, ma con un problema comune: nessuno dei due era riuscito davvero a restituire sul grande schermo ciò che rende Resident Evil così speciale. E, se oggi il primo film di Anderson può essere guardato con maggiore simpatia rispetto a quanto accadesse alla sua uscita, una vera trasposizione cinematografica capace di cogliere l’anima della saga, fino a oggi, era ancora mancata.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Oscar 2026: la notte del grande equilibrio… e dell’horror finalmente protagonista!

La 98ª edizione degli Academy Awards si è svolta domenica 15 marzo 2026 al Dolby Theatre di Hollywood, Los Angeles, con la conduzione – per il secondo anno consecutivo – del comico e conduttore televisivo Conan O’Brien.

Dal punto di vista dei numeri, la serata ha avuto due protagonisti principali. Il film con più nomination era I Peccatori di Ryan Coogler, che con 16 candidature ha stabilito un record assoluto per un singolo titolo. Alla fine ha conquistato quattro Oscar, tra cui Miglior attore protagonista per Michael B. Jordan, sceneggiatura originale, colonna sonora e fotografia.

Il vero trionfatore della serata è stato però Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, che ha portato a casa sei statuette – tra cui Miglior film, regia e sceneggiatura non originale – risultando il titolo più premiato dell’edizione 2026.

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Gli Oscar e l’horror: un secolo di diffidenza, un anno di rivoluzione

Con 16 nomination per I Peccatori (record storico per un unico film) e presenze multiple di film di genere come Frankenstein (9 candidature), Weapons (1 candidatura per Amy Madigan) e The Ugly Stepsister (1 candidatura per trucco e parrucco), gli Oscar 2026 segnano un punto di svolta nel modo in cui l’Academy guarda ai film horror. In passato la conquista di una statuetta da parte di un film appartenente al genere era rarissima, confinata spesso alle categorie tecniche o riconosciuta solo per performance individuali. In questa evoluzione c’è la storia più ampia di come paura, inquietudine e narrazione estrema abbiano lottato per ottenere rispetto nel più prestigioso premio cinematografico del mondo.

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Weapons, la recensione

Non c’è niente di più terrificante di un bambino che non fa rumore”, ha spiegato Stephen King in più occasioni andando a scavare in quella zona grigia dell’infanzia in cui l’innocenza può facilmente virare verso il perturbante. In fin dei conti, nell’immaginario del “Re”, l’infanzia non è mai sinonimo di innocenza ed è in quel periodo della vita che i traumi si manifestano in tutta la loro deflagrante atrocità. E c’è molto di kinghiano nel nuovo film di Zach Cregger, Weapons, in cui è proprio dalla misteriosa scomparsa di ben 17 bambini, tutti insieme nel cuore della notte, che prede il via una fiaba nerissima costruita abilmente come un mistery investigativo.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Weapons: dal regista di Barbarian, un nuovo horror al cinema dal 6 agosto

Zach Cregger, regista e sceneggiatore dell’acclamato Barbarian, e prossimamente alle prese con l’ennesimo reboot della saga cinematografica Resident Evil, sta per tornare al cinema con un nuovo promettente horror/thriller, Weapons, che sarà nei cinema italiani dal 6 agosto distribuito da Warner Bros. Pictures.

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