IT, la recensione

Il prossimo 19 ottobre 2017, 27 anni dopo la prima trasposizione di uno dei romanzi più belli di Stephen King, IT ritorna, e questa volta sul grande schermo. 27 anni, guarda caso, proprio il tempo che Pennywise ci mette a risvegliarsi dal suo letargo nel sottosuolo di Derry.

IT, come moltissimi romanzi del Re dell’horror, è talmente complicato e stratificato di diversi significati che risulta quasi impossibile da adattare al cinema. Non a caso, abbiamo notato negli anni che il modo più funzionale di portare King al cinema sia quello di tradirlo come è successo, ad esempio, con Shining di Kubrik. Sono pochi, quindi, gli adattamenti fedeli che hanno avuto successo sul grande schermo, come Carrie e Misery, ma per quanto riguarda IT, possiamo dire che il regista Andy Muschietti sia riuscito a trovare un giusto compromesso. Le atmosfere dell’opera kinghiana, così come i sentimenti che ci legano ai protagonisti, l’angoscia e la paura rimangono intatte, nonostante nella nuova elaborazione molte cose vengono aggiunte, altre eliminate e altre ancora modificate. IT di Muschietti sta quindi dimostrando di essere un grande successo cinematografico senza tradire del tutto le intenzioni originarie dello scrittore, ma senza nemmeno seguirle passo per passo.

Ci troviamo negli anni’80, non nei ’50 come nel romanzo e nel film per la tv del 1990, non vediamo mai i “Perdenti” nella loro versione adulta, ma ci troviamo a vivere insieme a loro, ancora bambini, le terribili vicende di Derry, vissute con una normalità disarmante da parte degli adulti. Adulti che sono, appunto, quasi completamente assenti o comunque descritti in maniera del tutto negativa. Si intravedono soltanto per qualche istante i genitori di Georgie e Bill, che lasciano solo quest’ultimo ad affrontare la tragica scomparsa del fratellino. Il padre di Beverly, poi, è un uomo violento e morbosamente geloso di sua figlia, per non parlare della madre di Eddie, una donna iper-protettiva che rinchiude suo figlio in una campana di vetro, rendendolo fragile, insicuro e ipocondriaco.

Muschietti ci racconta, quindi, un mondo fatto di bambini che affrontano ogni tipo di orrore con l’innocenza della giovane età, bambini ad un passo dall’età adulta che si trovano di fronte ad un pericolo indefinito, il Male del mondo incombente, che gli adulti assenti hanno imparato ad ignorare. L’IT di Muschietti non perde affatto l’emotività e le atmosfere dell’opera letteraria, un romanzo di formazione prima che un racconto horror.

Per quanto riguarda il livello tecnico e di messa in scena, IT è ineccepibile. Muschietti riesce, infatti, a rinnovare e riadattare una storia vecchia 30 anni al linguaggio dell’horror contemporaneo che abbiamo imparato ad apprezzare negli ultimi 10 anni, abbracciando un pubblico più ampio e giovane. Non solo jump scares, quindi, ma situazioni davvero angoscianti e inquietanti che terranno lo spettatore incollato alla sedia. Merito anche dell’attore svedese Bill Skarsgård che interpreta un Pennywise davvero mostruoso che riesce a terrorizzare anche solo con uno sguardo, una mimica ben costruita e agghiacciante e un tono di voce da far venire i brividi.

Ecco, forse uno dei pochi elementi che fa storcere il naso è proprio Pennywise che, nonostante sia assolutamente funzionale alla trama del nuovo IT, si “riduce” ad essere un boogeyman vero e proprio, come potrebbe essere ad esempio un Freddy Krueger, cancellando l’essenza del Pennywise di Tim Curry che spaventava terribilmente vestendo i panni di un normalissimo clown – almeno all’apparenza – inquietando gli spettatori con capriole e risate. Sicuramente più credibile come “adescatore” di bambini.

Il vanto più grande di IT, comunque, rimane il cast. I giovanissimi attori sono straordinari nel ricreare i personaggi di King e ne diventano delle personificazioni perfette. Inoltre, Jaeden Lieberher, Wyatt Oleff, Jeremy Ray Taylor, Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Jack Dylan Grazer e Chosen Jacobs sono riusciti a trasmetterci un autentico sentimento di unione, come se tra loro ci fosse davvero un feeling incredibile.

Ovviamente, l’IT che vedremo al cinema adesso è solo una prima parte che si concentra sugli avvenimenti che i “Perdenti” del romanzo vivono tra il 1957 e il ’58 (che diventano gli ultimi anni ’80 nella trasposizione cinematografica). Il sequel, già annunciato dalla New Line Cinema in uscita nel 2019, si concentrerà sulle restanti vicende affrontate nel romanzo e darà anche più spazio alla figura di Pennywise.

Intanto, IT ha già guadagnato in tutto il mondo più di 600 milioni di dollari, superando ogni record d’incassi nel genere horror.

Rita Guitto

PRO CONTRO
  • A partire da Bill Skarsgård, per finire con i ragazzini che interpretano i Perdenti, gli attori sono tutti validissimi e rivestono perfettamente ogni sfumatura dei personaggi kinghiani. Un cast davvero eccezionale, nessuno escluso.
  • Le atmosfere del romanzo rimangono invariate, anche se Muschietti ha aggiunto, eliminato, riadattato molte cose dell’opera originale.
  • IT è un horror con tutti i crismi che riesce, nonostante l’età del soggetto originale, a rinnovarsi e adattarsi al linguaggio del cinema horror più moderno.
  • Nonostante il nuovo Pennywise sia molto funzionale al film, il suo aspetto mostruoso ed inquietante sin da subito tradisce l’intento del personaggio di nascondere la sua vera identità dietro la figura di un clown.
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