Archivio tag: horrorside

The Mermaid – Il lago della morte, la recensione

Quando da bambini le nostre mamme ci raccontavano le favole prima di andare a dormire o guardavamo i grandi classici dell’animazione, mai avremmo potuto immaginare che dietro le figure di fate turchine, gnomi, principesse ed affini si celasse un inquietante background fatto di credenze popolari tramandate per secoli, superstizioni e terribili storie di morte e sangue. Tra queste icone vi è la sirena la cui carica orrorifica solo negli ultimi anni, sull’onda del successo della serie tv Siren, sta iniziando a essere sfruttata a pieno da autori che la rappresentano sul grande e piccolo schermo sia conferendole un aspetto mostruoso, sia evidenziando i tormenti interiori di donne costrette a vivere senza la possibilità di contatti umani e sessuali.

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Haunt – La casa del terrore, la recensione

Controverso, discusso, eclettico, eccentrico e al tempo stesso amato da molti appassionati del genere horror, Eli Roth è un regista che ha segnato gli ultimi quindici anni della scena contemporanea con il suo stile a metà fra il serio e il faceto e intriso di tanta voglia di esprimere tutto il suo amore verso i filoni cinematografici che più ama (tra i quali un posto di gran rilevo ha il cinema di genere made in Italy). Caratteristiche che l’autore statunitense ha messo in evidenza sia nei panni di regista che in quelli di produttore, attività fertile portata avanti negli ultimi anni con sempre maggior costanza e in cui si è cimentato nuovamente con Haunt, alla cui regia troviamo Scott Beck e Bryan Woods.

Questi ultimi, reduci dal successo di A Quiet Place, di cui hanno firmato la sceneggiatura, tornano dietro la macchina da presa dopo il thriller/horror Nightlight (2015) con uno slasher in piena regola che risente tantissimo delle loro esperienze artistiche passate e dell’ala protettrice di un Roth sicuramente entusiasta del risultato.

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Gretel e Hansel, la recensione

Sappiamo che l’opera omnia dei fratelli Grimm è ricca di macabro e crudeltà, favole più adatte a far accapponare la pelle che a lanciare moniti verso i più piccoli, spesso addolcite e rimaneggiate dalla tradizione scritta e orale per adattarsi più naturalmente alla sensibilità dei più piccoli. Tra tutte, quella che forse rimane la più spaventosa ancora oggi è Hänsel e Gretel, pubblicata per la prima volta a inizio ‘800 e ricavata dai due fratelli, con ogni probabilità, da un testo risalente all’epoca medievale. Non è un caso, infatti, se proprio Hänsel e Gretel ha dato il là ad adattamenti cinematografici che abbracciassero, in via preferenziale, il genere horror, linguaggio che maggiormente e più naturalmente si adatta alla storia dei fratellini vittima della strega cannibale.

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The Banana Splits Movie, la recensione

Ricordate l’episodio de I Simpson in cui tutta la famiglia va al parco giochi Grattachecca & Fichettolandia e rimane vittima dei robot del parco impazziti e animati da istinti killer? [se non lo ricordate, è l’episodio 4 della sesta stagione] Quell’episodio era palesemente ispirato a Westworld (Il mondo dei robot) di Michael Crichton, rifatto recentemente nella bella serie HBO, ma è impossibile non notare una grande somiglianza tra quell’episodio della serie animata di Matt Groening e l’assunto che sta alla base di The Banana Splits Movie del 2019. Un cortocircuito mediale che si fa esempio esplicativo dell’eterno ritorno dei contenuti senza logica di continuità di linguaggio.

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Paziente Zero, la recensione

“Quando la realtà supera la finzione”… quante volte abbiamo sentito o pronunciato questo adagio popolare, soprattutto in questo periodo caratterizzato dal famigerato coronavirus che ha sconvolto le nostre vite? Una situazione che ha portato alla mente, soprattutto negli appassionati di cinema e letteratura horror o fantascientifica, tantissimi romanzi e film le cui tematiche principali sono virus, infezioni e contagi che quasi sempre trasformano gli esseri umani in zombie o provocano mostruosi mutamenti e catastrofi collettive. Chi di noi in questi mesi, infatti, non si è sentito come Cilian Murphy in 28 Giorni Dopo quando usciva a fare la spesa tra le strade vuote? Oppure, chi non ha pensato di essere un cittadino di Evans City de La città verrà distrutta all’alba? Tanti rimandi fantasiosi e voli pindarici che lasciano intendere quanto il cinema di genere sia stato in grado di creare un universo immaginifico, fatto di immagini iconografiche, mostri epocali e teorie passate alla storia, molto più legato alla realtà che ci circonda di quanto si potrebbe immaginare

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Letto N. 6, la recensione

Letto N. 6

L’Italia ha una importante e fortunata tradizione nelle ghost stories cinematografiche che va a braccetto con la nascita e lo sviluppo del cinema horror nostrano. Il problema è che questa stupenda tradizione si è fermata ormai da quasi quarant’anni!

Salvo sporadici tentativi di percorrere il genere, spesso da parte delle frange più indie del nostro cinema, l’horror italiano che ha fatto scuola nel mondo è rimasto alla metà degli anni ’80, quando già le eccellenze italiane zoppicavano, le produzioni erano sempre più esigue e povere e i maestri di un tempo o erano già scomparsi o stavano progressivamente abbandonando i film dell’orrore, lasciando tutto nelle mani di “giovani” già affermati come Dario Argento e Lamberto Bava.

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Critters Attack! – Il ritorno degli extraroditori, la recensione

Gli amanti dei più improbabili b-movie anni ’80 conoscono bene i Critters, una razza extraterrestre particolarmente vorace protagonista di quattro film, a cominciare dal cultissimo Critters – Gli extraroditori (1986) di Stephen Herek. Nati come variante splatter di Gremlins, i Critters hanno guadagnato presto molti fan tra gli amanti del cinema horror tanto da essere consacrati nell’immaginario fanta-horror del periodo fino a dar vita a una piccola saga di cui, però, giusto il secondo film (1988), diretto da Mick Garris, sembrava aver qualcosa da aggiungere, mentre il 3 e il 4, girati back-to-back, sono ricordati più che altro per la presenza di un giovanissimo Leonardo DiCaprio (Critters 3) e un’ancora poco nota Angela Bassett (Critters 4).

Ora, a distanza di ben 28 anni dall’ultimo film, i roditori spaziali tornano in azione, oltre che nella web-serie Critters: A New Binge, nel lungometraggio Critters Attack! – Il ritorno degli extraroditori, un sequel senza nessun legame narrativo ai precedenti, prodotto da SYFY e Warner Bros Television e diretto dal giovane Bobby Miller.

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Il principio del Rancore. Ju-On: Origins

Il 3 Luglio è sbancata su Netflix Ju-On: Origins di Sho Miyake, miniserie di appena sei episodi che cerca di rilanciare sul “versante giapponese” la mitologia di una saga horror ormai ventennale. Dopo la disastrosa nuova versione americana di qualche mese fa (The Grudge di Nicholas Pesce), sembrava che ormai la linfa vitale e mortifera dello spettro rancoroso Kayako fosse inevitabilmente esaurita.

Eppure, lo spirito creato da Takashi Shimizu non si arrende, e sembra che la sua maledizione non solo colpisca i personaggi dei vari film della saga ma anche gli spettatori cinematografici, costretti ciclicamente ad avere a che fare con questo rancore che non conosce fine.

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FEFF22. Impetigore – La ragazza dell’Inferno, la recensione

La giovane Maya lavora di giorno in un mercato, dove gestisce insieme all’amica Dini un banco di abbigliamento, di notte invece è di turno al casello d’autostrada. Da alcune notti, riceve la visita di un automobilista stalker e l’ennesima incursione dell’uomo si trasforma in una vera e propria aggressione durante la quale la ragazza viene ferita a una gamba e l’uomo ucciso da una pattuglia stradale; ma prima di morire l’aggressore pronuncia a Maya queste parole: “Non vogliamo quello che la tua famiglia s’è lasciata dietro. Per favore, portatelo via”. Intimorita e allo stesso tempo incuriosita dall’accaduto, la ragazza decide di recarsi nel villaggio in cui è nata, Harjosari, e da cui è stata portata via ancora bambina dopo essere rimasta orfana di entrambi i genitori. Giunte a destinazione, Maya e la sua compagna di viaggio Dini si scontrano subito con l’ostilità e la riservatezza dei paesani. Stabilitesi nella vecchia casa di famiglia di Maya, le ragazze scoprono ben presto che su Harjosari grava da decenni una tremenda maledizione che sta impedendo il ricambio generazionale degli abitanti.

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The Woman, la recensione

Chris Cleek esce a caccia nel bosco e si imbatte in una donna che si aggira tra gli alberi come un animale. Il signor Cleek cattura la donna e la porta a casa, la pulisce, la incatena in cantina e le dà da mangiare, proprio come se fosse un cane. La famiglia Cleek rimane quasi impassibile di fronte al “trofeo” di Chris e continua a svolgere la propria vita come se nulla fosse. La situazione però comincia pian piano a degenerare: Chris violenta la donna selvaggia, suo figlio adolescente Brian comincia a sviluppare un’attrazione morbosa per la prigioniera, sua sorella Peggy ha evidenti problemi con i suoi coetanei e con la scuola, finchè proprio la visita di un’insegnante di Peggy a casa Cleek fa precipitare la situazione.

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