Archivio tag: Bim Distribuzione

The Father – Nulla è come sembra, la recensione

Ad un mese dalla notte degli Oscar The Father – Nulla è come sembra sbarca anche nei cinema italiani.

Il film, che vede come protagonisti Anthony Hopkins e Olivia Colman rispettivamente come padre e figlia, è tratto da una pièce teatrale dello stesso Florian Zeller, regista e sceneggiatore del film.

Anthony è un arzillo anziano profondamente attaccato alla vita ma con l’avanzare del tempo e degli anni ha sempre più bisogno di attenzioni da parte di sua figlia Anne, che cerca di stargli vicino in ogni momento. La demenza senile di Anthony si fa sempre più invadente, fino a far perdere ad Anthony qualsiasi concetto di tempo e spazio, tanto da far scivolare l’uomo in un circolo ossessivo.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Room – La stanza del desiderio disponibile in edizione combo DVD + blu-ray

Quando l’Italia stava vivendo la così detta “fase 2” relativa al covid e al lockdown, e mentre le distribuzioni cinematografiche erano ancora piegate a causa dei cinema chiusi, alcune label hanno deciso inevitabilmente di modificare i loro piani e restituire ai circuiti VOD alcuni di quei titoli che avrebbero diffuso da lì a breve in sala se mai si fosse abbattuta la piaga del contagio. Tra queste coraggiose etichette c’è stata anche BiM che ha rilasciato l’11 giugno sul circuito on demand il bizzarro The Room – La stanza del desiderio diretto dal francese Christian Volckman. Dopo questa sua uscita VOD, il film arriva oggi sul mercato home video grazie a Eagle Pictures che edita il film nella sempre apprezzabile edizione combo DVD + Blu-ray disc.

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Una famiglia, la recensione

Quello del commercio dell’utero e di piccolissime vite umane è un tema scottante e sempre più d’attualità, come dimostrano i tanti casi di cronaca che si leggono e sentono su giornali e televisioni. Un’autentica piaga sociale che non poteva lasciare indifferente il mondo del cinema e un festival impegnato come la Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia che annovera tra i film in concorso Una famiglia di Sebastiano Riso che racconta con grande realismo ed efficacia una storia piena di immagini forti, metafore e grande sofferenza.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Appuntamento al parco, la recensione

Emily (Diane Keaton) è una vedova dalla vita apparentemente perfetta; ha una bella casa, un gruppo di amiche e si dedica con entusiasmo al volontariato. Tuttavia non si fatica a capire che la donna sia, in effetti, prigioniera del suo status di borghese in un ambiente falso e artificioso… oltre che dei debiti a lei lasciati dal defunto marito. Donald (Brendan Gleeson), invece, ha deciso di vivere ai margini della società, in una baracca che si è costruito da sé nel parco di fronte la dimora di Emily. Quando quest’ultima è suo malgrado testimone di un’aggressione ai danni dell’uomo, e chiama la polizia, tra i due nascerà un rapporto tanto profondo quanto complesso, a causa degli stili di vita tragicamente inconciliabili e non solo…

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La tartaruga rossa, la recensione e le featurette

La tartaruga rossa presenta uno degli incipit più classici del mondo: un uomo che naufraga su un’isola deserta e decide di costruire una zattera per tornare a casa. A partire da questo momento, il film si discosta però dalla solita rappresentazione del naufrago solitario, e lo fa inserendo in scena una bizzarra tartaruga rossa che distrugge più e più volte la zattera del nostro protagonista. Ma quando quest’ultimo avrà finalmente il sopravvento sull’animale, riceverà una sorpresa inaspettata.

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Un tirchio quasi perfetto, la recensione

Se sperate di ritrovarvi immersi in una commedia dal taglio semplice e geniale come lo era Giù al Nord, abbassate le aspettative. Un tirchio quasi perfetto (al secolo “RADIN!”, letteralmente “Avaro!”) è un discreta commedia, a tratti troppo furba, che scorre via in maniera elegante e mai volgare, senza purtroppo riuscire ad intaccare molto lo spettatore.

Inutile disquisire su quanto inopportune ed inadeguate siano a volte le traduzioni italiane dei titoli, ma una cosa va chiarita: non ci troviamo davanti al remake di un vecchio film con Adriano Celentano o Lino Banfi, ma alla visione di un prodotto cinematografico nuovo sul quale pesa un titolo dal sapore stantio, al pari di quello che dovrebbe avere la bustina di ketchup  scaduta, luculliano condimento di una cena del protagonista della pellicola.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Dopo l’amore, la recensione

Amarsi è complicato. Separarsi lo è ancora di più.

Il regista belga Joaquim Lafosse non è il primo e non sarà l’ultimo a parlare delle pene del divorzio al cinema, ma nel suo ultimo film, Dopo l’amore, l’occhio cinematografico è concentrato su aspetti più amari e spesso nascosti.

Marie e Boris hanno due cose che li legano profondamente nonostante il loro amore sia ormai finito: la casa, pagata con i soldi di lei ma completamente ristrutturata da lui, e le loro figlie gemelle. Boris è senza lavoro e pieno di debiti e Marie non vuole concedergli la quantità di denaro che lui richiede.

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Sing Street, la recensione

Alcune teorie sul cinema sottolineano come esso contenga in sé un sottile inganno rivolto agli spettatori: questi, di fatto, costretti a sedute statiche, vivrebbero come un’ingiustizia l’impossibilità di replicare il movimento presente sullo schermo. Per fortuna c’è John Carney: sfido chiunque a non muovere la gamba a tempo o a non tamburellare con la mano durante la visione di uno dei suoi film “musicali”. Insomma, pur stando fermi, si balla dentro.

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La ragazza senza nome, la recensione

Doverosa precisazione con annessa ammissione di umiltà. Non è un’impresa facile recensire il nuovo film dei fratelli Dardenne, La Ragazza Senza Nome. E questo fondamentalmente per due motivi. Mi spiego meglio: pensiamo prima di tutto alla tormentata vicenda distributiva del film. Presentato come da inveterata abitudine al Festival di Cannes 2016, il film viene accolto dalla stampa con una freddezza davvero inusuale, se consideriamo lo standard fissato nel corso di una pluripremiata (soprattutto sulla Croisette) carriera come quella dei due cineasti belgi. Da qui l’azzardata e allo stesso tempo coraggiosa decisione di rimontare il film, tagliandone tra l’altro sette minuti netti. La versione qui recensita è ovviamente la copia revisionata del dopo Cannes.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Mia madre fa l’attrice, la recensione

Nel 2012, Mario Balsamo partecipava per la prima volta in concorso al Torino Film Festival con Noi non siamo come James Bond, uno stravagante docu-fiction. Nel 2015 è tornato, ancora una volta in concorso, di nuovo con un docu-fiction, ma stavolta di impronta ben più personale.

Mia madre fa l’attrice porta le telecamere a casa della madre del regista, Silvana Stefanini, che scopriamo avere avuto un breve passato da attrice in delle piccole produzioni di poco conto. Lei stessa non ricorda molto quell’esperienza, di cui non pare particolarmente entusiasta. Anzi, è consapevole del fatto che si trattasse di filmetti mediocri e rivela di essere stata attratta più che altro dai ruoli.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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