Archivio tag: lucky red

La ruota delle meraviglie, la recensione

Le vite di un corpulento ubriacone (Jim Belushi), di un’ex attrice frustrata (Kate Winslet) e di una giovane donna ‘segnata’ (Juno Temple) subiranno tragici stravolgimenti nel giro di un’estate, sullo sfondo di un paradiso artificiale in declino quale la Coney Island degli anni Cinquanta. Inconsapevole burattinaio e appassionato narratore delle loro disavventure è Mickey: un romantico bagnino nonché aspirante scrittore, che ha il volto sornione e il fisico scolpito di Justin Timberlake.
Humpty e Ginni condividono un passato doloroso e un matrimonio infelice. Si barcamenano alla meno peggio lavorando al luna park e vivendo in una dimora fatiscente col problematico figlio di lei.
L’improvviso ritorno della bella Carolina (Juno Temple), figlia di Humpty in fuga dal marito gangster, che minaccia di ucciderla, metterà definitivamente in crisi gli equilibri familiari.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Gli sdraiati, la recensione

Michele Serra scrive una lettera a un figlio che non riceve risposta, la chiama Gli Sdraiati e ottiene un grande successo. È il turno di Claudio Bisio prendere ispirazione dal testo di Serra, portare in scena uno spettacolo teatrale intitolato Father And Son e ottenere un altro grande successo.

Francesca Archibugi e Francesco Piccolo rubano (un bel furto!) il titolo a Serra, strappano Bisio ai palcoscenici e scrivono un soggetto che diventa il nuovo film della regista romana a due anni da Il nome del figlio. Va detto che Gli Sdraiati film, un adattamento molto libero del testo originale, allarga lo sguardo e gioca di prospettiva. E diventa la storia di un incontro che è anche un po’ uno scontro e possibilmente un confronto fra un padre e un figlio. E bisogna aggiungere, che se Gli Sdraiati film funziona, lo fa principalmente sul versante paterno.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Borg McEnroe, la recensione

Ogni partita di tennis è una vita in miniatura”, recita la didascalia che apre Borg McEnroe, il film che racconta la rivalità tra due dei più grandi tennisti degli anni ‘70/’80 all’alba della finale di Wimbledon del 1980. Quella frase proviene dall’autobiografia di Andre Agassi e racchiude efficacemente il fil rouge che percorre l’opera diretta dal danese Janus Metz.

Borg McEnroe, infatti, racconta non solo il match che ha fatto la storia del tennis, ma anche le vite dei due atleti, incastrate a ‘mo di flashback proprio prima e durante l’incontro. Scopriamo così che Bjorn Borg, quattro volte campione, è afflitto da una pressione mediatica e famigliare che ne ha fatto quell’uomo “di ghiaccio” su cui i media speculano. La sua vita è programmata a tavolino, ogni dettaglio deve essere perfetto per costruire di sé un’immagine che ne sollevi la sorte da “eroe”. Un impianto ossimorico costruito anche su una visione cristologica del personaggio (più che della persona), in bilico sulla ringhiera del balcone di un hotel a cinque stelle, pronto a immolarsi per la causa.

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Una donna fantastica, la recensione

Qualcosa nell’aria, probabilmente?

 Prodotto di una cinematografia che eufemisticamente potremmo definire in stato di buona salute e appetibile sul piano internazionale, questo vitale cinema cileno che ci regala calibri del tipo di Patricio Guzmàn e Pablo Larrain (che però ora è forse anche un po’ nordamericano statunitense), Una Donna Fantastica segna il ritorno dietro la macchina da presa del quotato Sebastian Lelio. A quattro anni circa dallo sdoganamento internazionale operato da Gloria, acclamato e premiato studio di una femminilità in cerca di definizione, identità e pienezza di vita, attraverso e malgrado il mondo che la circonda.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Jackie, il biopic con Natalie Portman in Blu-ray

Ultimamente il cinema ha deciso di portare sul grande schermo storie di vita alternative. Biografie di personaggi “secondari” che hanno comunque lasciato, in un modo o nell’altro, un’impronta indelebile nella Storia. Il 2015 era stato l’anno di Joy, la vera storia di Joy Mangano inventrice del mocio per pulire i pavimenti, poi è arrivato il sorprendente The Founder, con l’immenso Michael Keaton che ha dato volto all’imprenditore Ray Kroc responsabile del franchise McDonald’s e infine possiamo menzionare anche il simpaticissimo Florence, ovvero la biografia di Florence Foster Jenkins, la peggior cantante d’Opera che sia mai esistita. Tra questi, anche se con stile e ambizioni decisamente differenti, va ad inanellarsi anche Jackie, affascinante ritratto di Jacqueline Kennedy, moglie dell’ex presidente degli Stati Uniti d’America, raccontata nei sette giorni successivi all’omicidio di suo marito. Il film, che pone al centro della scena un’immensa Natalie Portman che avrebbe senz’altro meritato un Oscar per quest’interpretazione, è disponibile già da qualche settimana in home video grazie a CG Entertinament e Lucky Red.

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L’incredibile vita di Norman, la recensione

L’incredibile Vita di Norman: arriverà il 28 settembre 2017 il nuovo film con Richard Gere, un’interpretazione, secondo diversi pareri da oltreoceano, che potrebbe valere la prima nomination agli Oscar per il divo di Pretty Woman. In questo dramedy, primo lungometraggio in inglese di Joseph Cedar, Richard Gere è nei panni di Norman Oppenheimer: lo vediamo sempre stretto in un cappotto cammello che non gli cade perfettamente, con orecchie a sventola accentuate da protesi ad hoc. Auricolare e telefono sempre pronti al prossimo squillo. Norman è un uomo d’affari, o meglio un affarista. Non è facile definirlo perché non si scopre, indossa maschere: il suo obiettivo è quello di offrire qualsiasi tipo di aiuto per poi ricevere in cambio qualcosa. Un giorno scommette sul cavallo giusto: regala un paio di scarpe di lusso a un politico israeliano Eshel (Lior Ashkenazi). Dopo tre anni l’uomo sale, e tanto, di grado e potere. Contraccambierà il favore di Norman, ma gli interessi in gioco renderanno molto oscura la situazione.

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Richard Gere a Roma per L’incredibile vita di Norman: “L’oscar? Mi aiuterebbe per i film indipendenti”

Richard Gere arriva a Roma per L’incredibile vita di Norman (titolo originale Norman) il suo nuovo film in uscita nei cinema italiani il 28 settembre 2017 distribuito da Lucky Red.

Il 18 settembre, nella Capitale il celebre attore ha presentato alla Stampa la pellicola che lo vede protagonista, una performance, secondo alcuni critici d’oltreoceano, in odore di Oscar. Il divo di Ufficiale e Gentiluomo, Pretty Woman e Chicago saluta i giornalisti con un sorriso: “Scusate, soffro ancora il Jet-Lag” dice mischiando italiano e inglese. La trama del film, diretto da Joseph Cedar, racconta le avventure di un faccendiere ebreo di New York alla ricerca dell’occasione per svoltare la vita. Il momento arriva grazie ad un dono fatto da lui a un uomo anni prima, ma non sarà tutto oro ciò che luccica.

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Bernie, Scambio a sorpresa e Wish I Was Here: diverse sfumature di comedy in Blu-ray

Questa torrida estate 2017 è stata testimone dell’uscita di una manciata di titoli inediti per l’home video della Koch Media, interessanti commistioni con il genere comedy che rispondono al titolo di Bernie, Scambio a sorpresa – Life of Crime e I Whis I Was Here.

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È solo la fine del mondo e Florence, il cinema d’autore in Blu-Ray

«Ogni voce merita di essere ascoltata»

(Florence – Tag line italiana)

Con CG Entertainment e Lucky Red arrivano in home video due film che sono stati capaci di attirare l’attenzione, opere firmate da due autori molto diversi, il giovanissimo Xavier Dolan e il veterano Stephen Frears. Pur restando nello sconfinato territorio del cinema d’autore, da una parte abbiamo un dramma intimistico e di matrice teatrale e dall’altra una commedia sofisticata che riesce a far ridere e riflettere contemporaneamente. Eppure, nel profondo, sono due pellicole che partono dalla medesima matrice: l’irrefrenabile e sofferto desiderio di riuscire a farsi ascoltare e capire dal prossimo.

Sono disponibili in Blu-ray disc l’acclamato È solo la fine del mondo e il candidato agli Oscar Florence.

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Song to Song, la recensione

Recensire un film di Terrence Malick, mantenendo una sana credibilità dall’inizio alla fine, non è una cosa semplice. Parlare di un suo film, ormai, è un po’ come camminare sulle uova: puoi muoverti a passetti, ma tanto prima o poi sbagli. E già, perché Malick è ormai diventato un po’ come Beppe Grillo per il Movimento 5 Stelle, una sorta di “santone irraggiungibile” che professa da lontano e capace di crearsi una schiera di fedelissimi, una nuova tipologia di groupie, persone disposte a vedere “arte” in ogni suo gesto, in ogni sua parola, in ogni sua inquadratura. Se si elogia un suo film, dunque, significa che fai parte della “setta”; se lo si critica, applicando i parametri che si utilizzerebbero per qualunque altro film, allora significa che stai facendo il bastian contrario. Una bella impresa. Impossibile uscirne illesi.

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