Archivio tag: netflix

Murder Mystery, la recensione

Se coltivate il sogno segreto di improvvisarvi detective dopo aver casualmente assistito a un omicidio, Murder Mystery vi farà drizzare le antenne (per poi farvele afflosciare… ma andiamo per gradi). A impersonare la signora Fletcher del caso abbiamo due nomi forti della commedia: Jennifer Aniston e Adam Sandler.

Audrey e Nick Spitz sono sposati da quindici anni; lei è “solo una dannata parrucchiera” appassionata di gialli, lui un agente di polizia col vizietto della menzogna compulsiva. La più grossa di tutte: aver fatto credere alla moglie di essere diventato detective, quando in realtà ha fallito l’esame ben tre volte.

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Valutazione: 4.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

Injustice for all: When They See Us di Ava DuVernay

La regista afroamericana Ava DuVernay nella miniserie When They See Us ci racconta, in appena quattro episodi, l’incredibile vicenda giudiziaria di alcuni ragazzi di colore condannati senza prove evidenti per uno stupro che non hanno mai commesso. Il caso è quello noto della jogger di Central Park, che nell’aprile del 1989 venne trovata in fin di vita dopo essere stata derubata, pestata ed infine violentata.

Chi sono i loro che ci guardano? Le autorità? I bianchi? E quando ci guardano cosa vedono? Criminali e presunti colpevoli già solo per avere una pelle diversa, una cultura diversa, un modo di vivere diverso. È questo il messaggio che sembra far passare la regista e co-autrice della sceneggiatura: ma è un black quotes necessario nell’era Trump/Salvini che stiamo vivendo, mai forzato e sempre funzionale alla vicenda raccontata.

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Stranger Things 3: un’estate per crescere

Nel momento in cui Netflix annuncia che Stranger Things 3 ha battuto tutti i record del colosso dello streaming raggiungendo in soli 4 giorni ben 40 milioni di account, ci troviamo a trarre le fila di una stagione chiaramente creata come punto di transizione all’interno dell’avventura larger than life dei ragazzini di Hawkins, nell’Indiana, e del loro particolare approccio con il soprannaturale e l’entrata nell’età adulta.

La terza stagione di Stranger Things, infatti, si concentra sulla crescita: l’estate di un gruppo di ragazzini che si fa metafora della loro passaggio all’età adulta. Perché l’estate si sa, è una stagione di transizione, di crescita, di esperienze: finisce l’anno scolastico e si apre un mondo che tra vacanze al mare, campi estivi, gite all’estero, riesce a segnare quei bambini, a farli crescere, dar loro quei ricordi che li fa sentire un po’ più maturi e pronti ad affrontare un nuovo, difficilissimo anno scolastico o, in generale, la vita.

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Shaft, la recensione

Samuel L. Jackson torna a vestire i panni di John Shaft. No, non l’icona della blaxploitation cui  Richard Roundtree diede il volto nei primi anni ’70: suo figlio. Anch’egli chiamato John Shaft. Così come il terzo della dinastia, interpretato da Jessie T. Usher. Tutti e tre John Shaft. Se le omonimie vi turbano, vedetela così: dei cinque film che oggi compongono la saga, tre s’intitolano Shaft. Quando si dice la coerenza.

John Shaft Junior (Jesse Usher), JJ per gli amici, è un analista dell’FBI. Non vede suo padre da quando era piccolo. A parte gli imbarazzanti regali di compleanno (preservativi e riviste porno), non ha contatti con lui. Le cose cambieranno quando JJ si ritroverà a indagare sulla morte del proprio amico più caro. Osteggiato dal diretto superiore dell’FBI e consapevole di non potersela cavare da solo contro la mala locale, JJ chiede aiuto al papà (Samuel L. Jackson), ora detective privato. Prende così avvio il più classico dei buddy movie.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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I Am Mother, la recensione

Luke, sono tuo padre

Frase più nota, forse, non esiste.

Una notizia sconvolgente, una saga unica, una rivelazione che rimarrà negli annali della storia del Cinema.

Con le dovute proporzioni, I Am Mother sarebbe potuto essere un piccolo cult, proprio come al tempo si rivelò Star Wars.

Dovute proporzioni, dicevamo.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Black Mirror 5: schermo nero dell’intera serie!

Giunta alla quinta stagione, dopo l’episodio speciale interattivo Bandersnatch diffuso pochi mesi fa su Netflix, la serie antologica Black Mirror creata da Charlie Brooker nel 2011 si arricchisce di tre nuovi episodi. Un ritorno alle origini del format, quando era trasmesso dall’inglese Channel 4, a differenza della pezzatura da sei episodi che ha caratterizzato l’acquisizione da parte di Netflix a partire dalla terza stagione. Eppure il numero di episodi è la sola cosa che accomuna questa stagione alle magnifiche, inquietanti e geniali prime due triplette. Infatti, questa quinta stagione smarrisce la mission principale della serie, smette di raccontare la società presente attraverso un (vicino) futuro distopico e si adagia con molta fiacchezza su tematiche già esplorate, negandone però quella visione nerissima e lungimirante di critica sociale a cui siamo stati abituati.

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What If: misteriosamente ridicoli!

Il 24 maggio è uscita su Netflix una nuova serie, un’antologia thriller scritta da Mike Kelley, creatore di Revenge. What if tenta di esplorare i confini della moralità e a cosa siano disposte delle persone comuni per ottenere ciò che vogliono.

Al centro della storia troviamo Lisa (Jane Levy) e suo marito Sean (Blake Jenner) innamorati e intenti a cercare di far decollare le rispettive carriere. La coppia finisce nel radar della “villain” della storia, Anne Montgomery (interpretata da una carismatica Renée Zellweger), interessata ad acquisire in qualche modo la compagnia biomedica di Lisa. La donna propone alla coppia uno scambio dichiaratamente ispirato a Proposta indecente, barattando il suo appoggio alla società per una notte con il marito della sua futura collega. Dopo alcune indecisioni la coppia accetta, e questa scelta rischiosa sarà la crepa da cui inizieranno ad entrare tutti i drammi segreti e irrisolti dei due.

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The Dirt: Mötley Crüe, la recensione

The Dirt

Netflix coglie la palla al balzo e a pochi mesi dal successo mondiale di Bohemian Rhapsody, fa uscire sul proprio catalogo un’altra biografia musicale, quella dei Mötley Crüe . The Dirt è basato su una autobiografia scritta da tutti e quattro i membri della band, che ripercorre le loro vicende più esagerate, cruente e al limite della decenza. Ma il film di Jeff Tremaine  non è un semplice copia incolla del film sui Queen, ma si pone esattamente agli antipodi. Poco spazio per i sentimentalismi, non si cerca di far presa sull’emotività dello spettatore. Qui siamo dentro un caos rock’n roll dall’inizio alla fine e soprattutto all’interno di un racconto corale: non è un film su Freddie Mercury, sulla sua voce e sulla sua musica come quello di Bryan Singer; è un film sugli eccessi di quattro musicisti fuori di testa.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: -3 (da 3 voti)

Wine Country, la recensione

La piattaforma Netflix il 10 maggio ha rilasciato la commedia “verbosa” Wine Country, che vede protagoniste alcune delle più acclamate star del  Saturday Night Live: Rachel Dratch (Le sorelle perfette, Abbasso l’amore, Indovina perché ti odio), Ana Gasteyer (Mean Girls, What Women Want), Amy Poehler (Alvin Superstar 2, Free Birds, Le sorelle perfette), Maya Rudolph (Pupazzi senza gloria, Le sorelle perfette, Le amiche della sposa) Paula Pell (Le sorelle perfette, Inside Out, Anchorman 2- Fotti la notizia), Emily Spivey (Masterminds – I geni della truffa), e Tina Fey (Mean Girls, Le sorelle perfette, Whiskey Tango Foxtrot).

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Calibre, la recensione

Vaugh e Marcus sono due amici di lungo corso. Il secondo, molto più esuberante e gioviale, convince il futuro padre Vaugh ad accompagnarlo per i boschi scozzesi per una battuta di caccia della durata di tre giorni. Giunti nella piccola comunità, i due forestieri non vengono presi di buon occhio dagli abitanti locali e una tragedia che si consumerà nella foresta farà inevitabilmente precipitare gli eventi.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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