Archivio tag: netflix

Red Dot, la recensione

Se la sensazione fisica più vicina alla paura è quella del brivido di freddo, quale territorio può essere più indicato e avvezzo al genere horror se non la gelida penisola scandinava? Sono tanti, infatti, gli autori e i titoli provenienti dall’estremo nord d’Europa che hanno segnato la storia del genere con una varietà di filoni il cui denominatore comune è rappresentato dalla qualità stilistica, regia attenta e una particolare attenzione nel raccontare storie dai contenuti tutt’altro che banali e quasi mai allineate ai gusti del grande pubblico. Gli esempi sono innumerevoli e vanno dal recente Thelma di Joachim Trier, il cult vampiresco Lasciami entrare di Tomas Alfredson e i tanti thriller psicologici dai colori freddi e cupi che tanto hanno colpito gli appassionati del genere.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Voces, la recensione

A partire dagli inizi del nuovo millennio la scena horror internazionale ha visto il grande ritorno di quel continente che ha fatto la storia del genere, sia dal punto vista stilistico che produttivo, ovvero la cara e vecchia Europa. Qualcosa, però, rispetto al passato è cambiato poiché se una volta a dominare la scena era l’Inghilterra, basti pensare alla tradizione della letteratura gotica e alle produzioni della famosa e mitica Hammer Films, al giorno d’oggi i due paesi protagonisti di questa rinascita sono stati Francia e Spagna. Contraddistinte da approcci stilistici molto diversi fra loro, le due floride realtà prediligono filoni completamente diversi fra loro ed in un’ipotetica mappa geografica del vecchio continente sarebbero rappresentati con questi colori: da un lato la Francia col colore rosso, come il sangue che sgorga a fiumi nei suoi film di fine primo decennio dei duemila; dall’altro, invece, il blu scuro e ombroso della Spagna, a simboleggiare le tantissime ghost stories portate sullo schermo dai suoi tanti talenti, Jaume Balaguerò e Paco Plaza su tutti.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Venezia 76. Mosul, la recensione

Mosul

Mosul di Matthew Michael Carnahan è nella sezione Fuori Concorso della Mostra del cinema di Venezia 2019.

Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta le azioni della squadra SWAT di Ninive, che negli ultimi recentissimi anni ha combattuto strenuamente per liberare la città di Mosul (in Iraq) dalle spire letali delle truppe di Daesh ovvero l’ISIS.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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His House, la recensione

Prima che il maledetto Coronavirus cominciasse a stravolgere le nostre vite e, soprattutto, a monopolizzare i media di ogni tipo, l’argomento attorno al quale l’opinione pubblica maggiormente si divideva era senza dubbio quello dell’immigrazione. Tra chi era a favore dell’integrazione fra culture diverse e chi, al contrario, vedeva in esso un ostacolo allo sviluppo economico, il dibattito politico si era fatto sempre più aspro e conflittuale. Uno scontro che, tuttavia, non considerava che dietro i tanti migranti vi sono storie di uomini e donne con tante sofferenze e perdite dolorose alle spalle.

Poteva il cinema horror restare insensibile alla tematica razziale? Assolutamente no. Negli ultimi anni, infatti, l’ala autoriale e impegnata del genere ha affrontato l’argomento con cura e gusto, dando vita ad alcuni prodotti di ottima fattura e ricchi di significati sociali e culturali, come dimostrano i film di Jordan Peele, Us e Get Out nei quali il riscatto e la discriminazione venivano inquadrati dal punto di vista degli afro americani.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Vampires vs the Bronx, la recensione

Lo stare al passo con i tempi, seguire le mode e gli usi e costumi di ogni epoca, nonché il progresso tecnologico, è una necessità che riguarda non solo noi esseri umani, ma anche il cinema e i suoi personaggi che popolano da sempre i nostri incubi, sogni e desideri. Non sfuggono a questa regola neanche i vampiri la cui immagine ha visto nei trent’anni un’evoluzione repentina e radicale grazie alla quale la fisicità decadente e statica, gli antichi mantelli e i castelli gotici sono stati progressivamente sostituiti da vampiri metropolitani, più dinamici ed action creati ad hoc per abbracciare un pubblico sempre più vasto, soprattutto quello adolescente. A partire da Ragazzi perduti (1987) di Joel Schumacher, infatti, il buon vecchio conte Dracula ha assistito al proliferare di discendenti in versione teen, nell’accezione di delinquenti di strada oppure sex symbol per ragazzine intenti a combattere i feroci lupi mannari per amore, come nella saga di Twilight; senza tralasciare versioni più riflessive e dalla psicologia complessa come in Intervista col vampiro.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Non dormire nel bosco stanotte, la recensione

Il genere horror, sia in letteratura che al cinema, ha da sempre avuto tra le sue caratteristiche principali quella di utilizzare i suoi stilemi per raccontare ed eventualmente criticare la società che lo circonda, i suoi valori e i simboli del declino a cui progressivamente va incontro. Dopo aver messo alla berlina il valore della famiglia, i mass media e il delirio consumista del cittadino medio, tra gli altri, negli ultimi quindici anni l’attenzione si è focalizzata sui cellulari e i social network, divenuti ormai autentico prolungamento delle nostre mani e dei nostri occhi. Tanti registi si sono così cimentati in horror che demonizzano i social paragonandoli a strumenti di morte, sangue e paura come in titoli quali Friend Request, Unfriended e Countdown – giusto per citare gli esempi più noti al grande pubblico – con risultati per non sempre esaltanti, per non dire modesti.

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Valutazione: 4.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Kadaver, la recensione

Arriva dalla Norvegia direttamente sul colosso dello streaming Netflix, Kadaver, l’horror sociale diretto da Jarand Herdal che immagina una società post-apocalittica in cui è la cultura a dispensare la morte. Un assunto molto accattivante che da vita a un survival-movie dagli innesti fantascientifici che si fa forte di un soggetto vincente ma di uno sviluppo non all’altezza, penalizzato da una prevedibilità di fondo e da un’assoluta mancanza di coraggio.

In un futuro post-nucleare, o un presente distopico, una grande metropoli è stata rasa al suolo da una guerra atomica e i sopravvissuti si rifugiano in fatiscenti abitazioni o in pertugi inospitali vivendo alla giornata, ovviamente di stenti, in mezzo ai cadaveri e privi di qualsiasi comfort.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Rebecca, la recensione

Se oggi il romanzo di Daphne du Maurier Rebecca, la prima moglie (1938) è così noto, buona parte del merito va senz’altro ad Alfred Hitchcock che nel 1940 esordì con un lungometraggio di produzione statunitense adattando proprio quel romanzo e vincendo ben due Oscar. Da allora, Rebecca, la prima moglie è stato oggetto di molti adattamenti in forma di film per la tv o miniserie/sceneggiato, oltre che un celeberrimo radiodramma a cura di Orson Welles e diversi adattamenti teatrali, ma nessuno aveva “osato” cimentarsi nuovamente con il cinema, finché nel 2018 Wotking Title Films ha annunciato l’avvio della produzione di un nuovo film diretto da Ben Wheatley e interpretato da Lily James, Armie Hammer e Kristin Scott Thomas.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il legame, la recensione

Quando ci si approccia ad un film horror italiano il rischio più frequente è quello di cimentarsi nell’ormai sterile e poco produttivo esercizio di elencare i grandi maestri del passato, tesserne le indubbie lodi e fare confronti con il presente, con il risultato di apparire ripetitivi e distruttivi nei confronti delle nuove generazioni di autori. E cosi, seguendo la linea del “bisogna guardare avanti”, meglio tracciare un quadro della piccola e lenta rinascita che l’horror made in Italy sta avendo in questi ultimi anni. Una nuova vita, arrivata dopo decenni bui dal punto di vista produttivo e, diciamocela tutta, delle idee non sempre brillanti, nella quale sono stati diversi i generi che si sono alternati sul grande schermo: si parte con il violentissimo slasher soprannaturale di Raffele Picchio Morituris, abbiamo avuto poi lo zombie movie claustrofobico The End? L’inferno fuori di Daniele Misischia e, infine, il giallo di matrice argentiana Tulpa di Federico Zampaglione.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Haunting of Bly Manor: la soap opera che credeva di essere una ghost story

The Haunting of Bly Manor

Pronta ad inaugurare le uggiose giornate di ottobre che conducono lo spettatore verso lugubri bingewatching a tema Halloween, The Haunting of Bly Manor approda su Netflix il 9 ottobre confermando l’appeal che le storie di fantasmi hanno in questi anni sul pubblico generalista voglioso di brividi.

Cavalcando il grande successo di critica e spettatori che ha avuto due anni fa The Haunting of Hill House, Netflix prosegue su quella via trasformando “The Haunting…” in un brand antologico per delle miniserie e tiene la gallina dalle uova d’oro Mike Flanagan come regista del pilot e supervisore generale.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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