Archivio tag: netflix

Giovani, carini e psicopatici: The End of the F***ing World

Nel 2013 Charles Forsman vinse il premio fumettistico Ignatz Award per la sua storia a fumetti The end of the fucking world, a modern ballad of angst and murder il cui sottotitolo, abbastanza “spoileroso”, è stato tagliato nell’adattamento televisivo coprodotto da Netflix e dai canali britannici Channel 4 e All 4 e pubblicato nel mondo il 5 gennaio 2018.

Il 5 novembre 2019 è stata rilasciata la seconda e ultima stagione di questa nerissima commedia adolescenziale, senza dubbio studiata per diventare un vero e proprio cult per cinefili e nerd fumettari.

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Influenze maligne, la recensione

Se nell’ultimo periodo in Italia si sta registrando un piacevole e tanto atteso risveglio del cinema di genere, in particolare l’horror (basti pensare ai recenti Il signor diavolo di Pupi Avati e The Nest di Roberto De Feo), in altri paesi europei questo processo è in atto da anni e con ottimi risultati. Su tutti spicca la Spagna la cui cinematografia vanta in generale un panorama ampio con prodotti di qualsiasi tipo, dal cinema d’autore agli horror passando per gli action movie, e tanti giovani registi che stanno caratterizzando in positivo questa nouvelle vague del terrore (Jaume Balaguerò, Paco Plaza e Alex de la Iglesia solo per citarne alcuni). A questa schiera si aggiunge adesso anche Denis Rovira Van Boekholt, giovane autore iberico emergente il quale, dopo alcuni cortometraggi interessanti, timbra il suo esordio alla regia con una produzione Netflix dal titolo Influenze maligne.

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Dolemite Is My Name: la nascita di Dolemite e il ritorno di Eddie Murphy

Uno dei lati positivi dei “disprezzatissimi” b-movies è sempre stato quello di dare voce a un target preciso di persone, cosicché al giorno d’oggi alcune delle pellicole all’epoca più demonizzate dai critici cinematografici sono diventate un vero e proprio “must” sia per gli studiosi di sottoculture che per i cinefili più esperti; quindi, mentre nell’Italia degli anni ’70 i benpensanti scagliavano anatemi sugli spaghetti western e sulle commedie sexy con Alvaro Vitali ed Edwige Fennech, in America spopolava il genere della blaxploitation, la cui punta di diamante fu Dolemite, del 1975.

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The Irishman, la recensione

Curiosamente divenuto fenomeno di culto ancor prima della sua uscita, mai film di Martin Scorsese fu più atteso da pubblico e critica da quando esistono i social network quanto The Irishman, l’epoea gangsteristica che il regista di Taxi Driver ha presentato in anteprima italiana alla 14^ edizione della Festa del Cinema di Roma. Prodotto dal colosso dello streaming Netflix dopo aver trovato diverse porte chiuse, Martin Scorsese ha goduto per il suo nuovo film di un budget di 160 milioni di dollari e il pieno controllo creativo dell’opera, compresi ben sei mesi aggiuntivi di post-produzione. Un trattamento di lusso da parte di Netflix che evidentemente ha creduto moltissimo in questo mastodontico progetto, un vero e proprio kolossal dal cast stellare e dalla durata gargantuesca di ben 210 minuti!

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Nell’erba alta, la recensione

Quello tra il cinema e la letteratura è senza dubbio il legame tra arti più stretto e forse più redditizio, con l’horror che da sempre ha rappresentato il filone della settima arte più incline ad attingere a piene mani da racconti e romanzi degli autori più famosi. E così, se fino agli anni Settanta lo scrittore più trasposto sul grande schermo è stato Edgar Allan Poe, dagli Ottanta in poi tale scettro è finito nelle mani di Stephen King. I best seller dello scrittore del Maine, infatti, hanno avuto quasi sempre una doppia vita tra carta e pellicola, con risultati altalenanti che hanno diviso generazioni di fan e di cinefili. Questa volta tocca al racconto Nell’erba alta, scritto insieme a suo figlio Joe Hill, essere portato sullo schermo con un film omonimo prodotto da Netflix e realizzato da quel Vincenzo Natali che dopo lo strabiliante e oramai lontano Il Cubo, e diverse regie di episodi di serie tv, torna a realizzare una storia claustrofobica e con protagonista uno spazio interno che diventa un labirinto malefico e irto di insidie per un gruppo di persone.

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The Forest of Love, la recensione

Lo scorso 11 Ottobre, l’odiato/amato Netflix non ha reso disponibile solamente il sequel di Breaking Bad, ma anche la nuova caotica follia di Sion Sono, The Forest of Love.

Fa uno strano effetto leggere il nome di questo autore accostato a Netflix, dato che il suo cinema così fuori dagli schemi e spesso respingente ha poco a che fare con il pubblico medio della piattaforma streaming. Eppure, circa due anni fa, anche “il rivale” Amazon Prime aveva pubblicato la sua miniserie Tokyo Vampyre Hotel, ma Prime si sta dimostrando una piattaforma molto coraggiosa per ciò che concerne spericolati salti nel vuoto: si pensi alla recente video-istallazione/serie tv di Nicolas Winding Refn.

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The Irishman: quattro chiacchiere con Martin Scorsese [Video]

Roma, 21 ottobre – L’evento più atteso della 14^ Festa del Cinema di Roma? Senza ombra di dubbio The Irishman, il film diretto da Martin Scorsese e prodotto e distribuito da Netflix che ha realizzato il tutto esaurito la mattina stessa dell’apertura delle prevendite e congestionato l’Auditorium nelle prime ore della mattina del 21 ottobre, quando si è svolta la proiezione dedicata agli accreditati e alla stampa, costringendo lo staff ad aprire eccezionalmente una seconda sala. Martin Scorsese stesso, in compagnia della produttrice del film Emma Tillinger Koskoff, ha incontrato la stampa in conferenza, arricchendo la visione del bellissimo The Irishman (qui la nostra recensione) con aneddoti e utili informazioni. Ecco un sunto dell’incontro.

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RomaFF14. L’uomo senza gravità

In sala solo per tre giorni, 21, 22 e 23 ottobre e su Netflix dal 1° novembre, c’è L’uomo senza gravità di Marco Bonfanti con protagonisti Elio Germano, Michela Cescon, Elena Cotta e Silvia D’amico.

Presentato in preapertura alla 14^ edizione della Festa del Cinema di Roma, L’uomo senza gravità è una bella favola, metaforica ed efficace.

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El Camino – Il film di Breaking Bad, la recensione

Avevamo lasciato Jesse Pinkman (Aaron Paul) in fuga verso un destino ignoto e forse libero, con le lacrime agli occhi alla guida della sua El Camino lanciato a tutta velocità. Dopo la sanguinosa sparatoria che ha permesso la sua liberazione, il nostro Jesse è rimasto sospeso in un limbo nell’abitacolo della sua auto per sei lunghi anni. E ora con El Camino – Il film di Breaking Bad, Vince Gilligan ha deciso di dare un seguito a quegli ultimi frame così potenti e liberatori. Ma la domanda sorge spontanea: ce ne era veramente bisogno? C’era così bisogno di dare un sequel ad una delle più grandi epopee televisive della nostra epoca?

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Élite, seconda stagione: il teatro dell’assurdo

Ad agosto Netflix ha pubblicato la seconda stagione di Élite, teen drama spagnolo che aveva tentato di portare scalpore nel panorama delle serie per ragazzi già l’anno scorso.

Élite parla di un gruppo di ragazzi ricchi, studenti in una scuola privata di Madrid particolarmente costosa. La loro vita cambia quando quattro ragazzi di classe medio-bassa vengono trasferiti lì a causa di un crollo nella loro vecchia scuola. Vediamo quindi le relazioni di questi ragazzi intrecciarsi e complicarsi, il tutto sostenuto dal mistero attorno a cui ruota la trama: chi ha ucciso Marina (Maria Pedraza)?

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