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Sex Education: i segreti del sesso

L’11 gennaio è uscita su Netflix una delle serie più attese di questo mese: Sex Education. Se ne è parlato tanto prima della sua uscita, soprattutto associandola a quello che dovrebbe essere il tema principale della serie, il sesso (perché si sa, è quello che vogliono tutti giusto?). La serie vanta anche nomi abbastanza famosi nel cast, prima fra tutti Gillian Anderson (X-Files, Hannibal) e il nostro protagonista Asa Butterfield (Il bambino con il pigiama a righe, Hugo Cabret). Inoltre è un teen-drama, genere conosciuto per attrarre la sezione di pubblico più grande di tutti e con più tempo a disposizione da passare in tranquillità, gli adolescenti.

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Insatiable: la dissacrazione degli anni ’90

Cosa ha fatto di male Insatiable, la serie tv Netflix scritta da Lauren Gussis e distribuita il 10 agosto 2018, per meritarsi una petizione su Charge.org, con 250.000 firme raccolte, che ne chiedeva la chiusura immediata?

Cosa mai può spaventare la generazione che con trepidazione aspetta le prossime stagioni de Il Trono di Spade e The Walking Dead? Ve lo dico io: il trash delle pellicole per adolescenti degli anni ’90.

Perché Insatiable non è altro che questo: lo spregiudicato scimmiottamento in salsa “millenials” di tutta la filmografia fine anni ’80-‘90 che i trentenni di oggi conservano nelle VHS in cantina; eh sì, sto parlando anche di Schegge di follia e Breakfast Club.

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Profumo: supplire la mancanza

Il 21 dicembre è uscita su Netflix una serie accolta con particolare curiosità: Profumo. La serie si ispira all’omonimo romanzo di Patrick Süskind del 1985 e all’omonimo film del 2006. Tutti e tre di origine tedesca, parlano della storia di Grenouille, orfano francese che grazie ad un olfatto super sviluppato si appassiona all’arte della creazione di profumi, per poi trasformarsi in omicida.

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You: lo stalking raccontato dallo stalker

You è l’ultima serie acquisita da Netflix, uscita il 26 dicembre. Un thriller psicologico creato da Greg Berlanti (Arrow, Supergirl) e Sera Gamble (Supernatural) basato sull’omonimo romanzo della scrittrice Caroline Kepnes, uscito nel 2014.

Seguiamo le orme di Joe Goldberg, gestore di una piccola libreria di New York, che si innamora a prima vista di una sua cliente e farà di tutto per farla diventare la sua ragazza. Fin qui niente di strano, una semplice storia d’amore. Ma Joe non è un ragazzo qualunque, Joe è uno stalker.

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Bird Box, la recensione

Il 21 dicembre su Netflix, è stato distribuito Bird Box un horror post apocalittico diretto da Susanne Bier (The Night Manager).

Veniamo subito presentati a Malorie (Sandra Bullock), una donna che si prende cura di due bambini in quella che sembra chiaramente una situazione disperata: all’aria aperta sono tutti obbligati a tenere una benda sugli occhi, pena la morte… ci dicono. La loro missione è quella di percorrere in barca un fiume, per arrivare dove non ci è dato sapere.

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Natale a 5 stelle, la recensione

Quando ci parlarono di Netflix presentandocelo con prodotti seriali di incredibile qualità come Orange is the New Black, Stranger Things e Daredevil mai avremmo potuto immaginare che un giorno ci saremmo trovati a scrivere di Natale a 5 stelle, ovvero il primo cinepanettone italiano distribuito in esclusiva proprio dal colosso californiano dello streaming.

Puntuale nel mese natalizio, anticipando sul tempo l’attesissimo ritorno della coppia storica dei cinepanettoni Boldi/De Sica con Amici come prima, Natale a 5 stelle porta la firma in sceneggiatura di Enrico Vanzina, ovvero chi il cinepanettone l’ha inventato, e sarebbe dovuto essere diretto dal recentemente scomparso Carlo Vanzina, alla cui memoria il film è dedicato. Invece a firmarlo è stato Marco Risi che in barba ad autentici gioielli realizzati nel passato, come Mary per sempre, Ragazzi fuori, Il branco e Fortapàsc, dirige con la mano sinistra uno dei cinepanettoni più fiacchi e poveri degli ultimi anni.

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1983: una presa di coscienza

Il 30 novembre, in sordina, e insieme a tanti altri prodotti più pubblicizzati è uscita su Netflix la prima serie originale polacca. Creata da Joshua Long e diretta fra i tanti da Agnieszka Holland (The Secret Garden, Rosemary’s Baby, In Darkness) la serie racconta una realtà alternativa dove la cortina di ferro non è mai caduta.

Ci troviamo quindi catapultati in questa Varsavia del 2003 seguendo le vicende dell’ispettore Anatol Janow (Robert Więckiewicz) e dello studente di legge Kajetan Skowron (Maciej Musiał) alle prese con una serie di sospetti suicidi. I cammini dei due protagonisti si incontreranno fino a legarsi mentre il mistero si infittisce.

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Mowgli – Il figlio della giungla, la recensione

Impossibile parlare di Mowgli – Il figlio della giungla ignorando l’iter produttivo e distributivo che l’hanno accompagnato.

Inizialmente pensato con il titolo apri-saga Jungle Book: Origins, Mowgli ha iniziato il suo viaggio pre-produttivo nel lontano 2014, quando la Warner Bros. si era dimostrata interessata a produrre una nuova versione del capolavoro immortale di Rudyard Kipling per le nuove generazioni e, dato il previsto utilizzo massiccio della performance capture, si era pensato di offrire all’attore Andy Serkis – vero simbolo della performance capture – la possibilità di esordire alla regia, dopo la prova già dimostrata nei tre film de Lo Hobbit come regista di seconda unità.

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Baby, una storia incompleta?

Il 30 novembre è approdato su Neflix Baby, la seconda serie italiana inserita nel catalogo dopo Suburra. E se nella prima ritrovavamo le tipiche atmosfere di Sollima, il gangster movie a cui siamo stati abituati negli ultimi anni, con Baby sembra di tornare in qualche modo alla classica tradizione del drama all’italiana che ormai da vent’anni o più viene riproposta nei cinema: famiglie disfunzionali, ragazzi problematici, genitori assenti, intrecci amorosi improbabili.

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Roma, la recensione

L’ultima fatica del messicano Alfonso Cuarón non ha nulla a che vedere con il precedente Gravity, per il quale il regista si era visto nel 2014 consegnare l’Oscar per la migliore regia.

Con Roma Cuarón torna infatti nella sua terra natia, a sette anni di distanza da Y tu mamá también, con un lungometraggio personalissimo e ispirato ai suoi ricordi d’infanzia. Forse proprio per questo il film è interamente in bianco e nero, come per ribadire la scelta di uno sguardo sbiadito dal tempo trascorso.

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