Archivio tag: netflix

Venezia78. The Power of the Dog, la recensione

<<Se non puoi vederlo allora non c’è>>.

Una frase sibillina di poche parole per racchiudere un intero universo interiore fatto di drammi irrisolti e traumi mai superati. Questa è la chiave di lettura dell’imperdibile The Power of the Dog della regista neozelandese Jane Campion.

Le parole in questione vengono pronunciate dal protagonista Phil Burbank (un sempre straordinario Benedict Cumberbatch) ovvero un mandriano del Montana che gestisce con buon profitto un ranch insieme al fratello George (Jesse Plemons).

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Lo sciame, la recensione

Se nell’immaginario collettivo l’estate fa rima con sole, mare, spiagge, vacanza e tanto divertimento, per gli appassionati dell’horror, invece, le atmosfere balneari fungono anche da suggestivo sfondo per serate passate con amici a guardare film con protagonisti killer mascherati alla caccia di allegre compagnie di adolescenti, fantasmi e demoni di ogni tipo e, soprattutto, animali feroci, famelici e senza pietà per le proprie vittime.

Un filone, quello dei beast movie, che oltre a ergere a protagonisti i classici squali e mostri marini, di tanto in tanto propone come minacce gli animali da sempre pronti a rovinare la quiete estiva: gli insetti. Sono tante, infatti le produzioni di ogni tipo e ambizione, per la maggior parte di serie B o addirittura direct-to-video, nelle quali sciami di api o altri animaletti simili mettevano a repentaglio l’incolumità di intere città, dando vita a storie dall’alto tasso di “ignoranza”, spettacolarità e azione. Il tutto, spesso e volentieri, a discapito della qualità sia dal punto di vista della scrittura, con storie il più delle volte inverosimili e lacunose, sia di quello della recitazione, piuttosto mediocre e approssimativa.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Blood Red Sky, la recensione

Facendo onore alla sua proverbiale tendenza a rappresentare tensioni ed evoluzioni della Storia in tutti i suoi risvolti più cupi, il cinema di genere non poteva non portare sullo schermo le paure derivate da una data così simbolica ed epocale come l’11 settembre. Il cinema post attentato alle “Torri Gemelle”, infatti, ha sovente raccontato le ansie, i timori e i peggiori incubi di un mondo Occidentale sempre più fragile e vulnerabile nei suoi luoghi simbolo. Un’idea che ha trovato forma attraverso film nei quali il fulcro narrativo è rappresentato da una situazione che forse più di ogni altra ci terrorizza e ci pone difronte ad un terribile interrogativo: come reagiremmo se fossimo ostaggi in un aereo ad alta quota? Domanda che può trovare risposta in quei film – alcuni già precedenti al famigerato attentato terroristico, per la verità – ambientati in aerei che da semplice mezzo di trasporto si trasformano in un tetro scenario di morte e terrore: è ciò che accade in Snakes on a Plane, 7500 o Air Force One, giusto per citare gli esempi più efficaci ed adrenalinici.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Fear Street Trilogy: i 3 volti della paura di Netflix

Cosa può venir fuori unendo R.L. Stine, ovvero il papà di Piccoli Brividi, con tutti i luoghi comuni del cinema horror post-moderno americano e il target base di Netflix? La risposta arriva da Fear Street, o meglio Fear Street Trilogy, tre film tratti dall’omonima serie di romanzi di R.L. Stine che raccontano un’unica grande storia d’orrore che pesca a piene mani dalle suggestioni del cinema del brivido più popolare degli ultimi 40 anni. Parliamo di Fear Street Parte 1: 1994, Fear Street Parte 2: 1978, Fear Street Parte 3: 1666 tutti e tre diretti e co-sceneggiati da Leigh Janiak, conosciuta dal pubblico horror per il bel body-horror Honeymoon (2014).

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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A Classic Horror Story, la recensione

Avete presente tutti quei tòpoi del genere horror che gli sceneggiatori prendevano (e molte volte ancora prendono) come punti fermi per costruire attorno le macro-sequenze dei loro film? Del tipo: una coppietta è impegnata a fare sesso e quindi sarà la vittima sacrificale del prossimo omicidio del serial killer a piede libero; un gruppo di amici è a far baldoria in casa e un rumore in cantina attira l’attenzione di uno di loro che, rigorosamente solo, andrà a vedere cosa è stato per morire malamente. Etc, etc. Insomma, tutti quegli elementi che si usano per dar vita a “una classica storia horror”.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Godzilla – Punto di singolarità: sembra un kaiju ma non lo è!

La creatività nipponica non smette mai di sorprendere se nel 2021 è riuscita a dare alla luce l’ennesimo adattamento dell’ormai “mito” di Godzilla, (Gojira), iniziato nel lontano 1954 con il film omonimo di Ishiro Honda; le case produttrici Orange e Bones hanno accolto questa pesante eredità fatta di lungometraggi hollywoodiani, cross-over, anime, etc. affidando la regia ad Atsushi Takanashi (Doraemon il film – Nobita e la grande avventura in Antartide), la sceneggiatura a Toh Enjoe  e il character design a Satoshi Ishino (Excel Saga, Bleach – Memories of Nobody).

Il risultato è lo spumeggiante anime dalla cornice kaiju (il genere cinematografico coi “mostroni”) e l’animo millenial che Netflix ha pubblicato lo scorso 24 giugno: Godzilla – Punto di singolarità.

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Generazione 56K, trailer e poster della serie Netflix dei The Jackal

Oggi sono stati rilasciati trailer e locandina di Generazione 56K, la nuova serie dei The Jackal prodotta da Cattleya che sarà disponibile dal 1° luglio 2021 su Netflix. Amori fuori tempo e amicizie inossidabili, tra il desiderio di diventare adulti e il coraggio di inseguire i propri sogni. Nel trailer di Generazione 56K un primo sguardo al ritratto, ricco di contraddizioni, della generazione dei Millennial, travolta – alle soglie dell’adolescenza – dall’arrivo di Internet negli anni Novanta e che oggi vede nella tecnologia un elemento indispensabile nella propria vita: offre velocità, connessioni, infinite possibilità, ma orientarsi in questa varietà di opzioni non è sempre facile.

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Il Divin Codino, la recensione

Il mondo dello sport, e più in particolare del calcio, è ricco di campioni le cui imprese hanno lasciato a bocca aperta, emozionato, fatto esultare o dannare gli appassionati di ogni epoca, età e ceto sociale. Pochi, però, sono quelli riusciti a varcare i confini del proprio sport di appartenenza per diventare vere e proprie icone per generazioni intere, andando a stimolare la fantasia non solo degli sportivi più accaniti ma anche di chi lo sport lo segue al massimo per cinque minuti all’anno. Gli esempi sono diversi e potremmo citare figure del calibro Maradona, Micheal Jordan, Muhammad Ali e, per quanto riguarda l’Italia soprattutto, Roberto Baggio.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Oxygene, la recensione

Uno dei più grandi vantaggi che il cinema di genere offre ai registi che vi si cimentano è la miriade di possibilità di sperimentare e fondere i suoi diversi filoni, ribaltarne gli stilemi allo scopo di creare film affascinanti dal punto di vista visivo e al tempo stesso ricchi di contenuti narrativi, metafore e critiche alla società che ci circonda. L’esempio più immediato è quello della fantascienza il cui prototipo nel corso dei decenni ha assunto diverse declinazioni e si è contaminato con altri linguaggi del cinema di genere: si va dai film dalla forte componente horror con tanto di alieni e creature mostruose, a navicelle spaziali trasformate in teatri action allo stato puro, passando per storie più tendenti al dramma volto a raccontare lo sfascio e le evoluzioni di protagonisti e di un’intera società.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Tenebre e Ossa: gli X-men della Russia Zarista

Nell’era del Web è ormai risaputo che i membri di un fandom accreditato possano essere spietati (quasi) quanto Michiko Kakutani e Anna Wintour messe assieme; infatti, non appena Netflix “twittò” il progetto di fare una serie tv ispirata alle due principali saghe di Leigh Bardugo (La trilogia di Tenebre e Ossa e la duologia di Sei di corvi), una delle autrici young adult più acclamate dalla critica, il mondo di Booktube e di Bookstagram è esploso (parlo con te, @blood_of_booktube).

Ancora prima che la serie Tenebre e Ossa fosse pubblicata lo scorso 23 aprile, ci sono state polemiche di ogni tipo, a cominciare dalla scelta del cast, che sembrava non rispettare sufficientemente tutta l’iconicità che i personaggi della Bardugo ispirano; ma contro ogni premessa il risultato ha soddisfatto tutti.

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